Signora Presidente, On. Consigliera di Stato, On. Consiglieri di Stato, care colleghe e colleghi,
nei giorni successivi alla decisione del Consiglio federale abbiamo letto titoli molto chiari:
“Perequazione finanziaria, Ticino a bocca asciutta.”
“Uno schiaffo da Berna che scuote il Ticino.”
“Non porgere l’altra guancia.”
Il Consiglio federale ha rinviato almeno fino al 2030 la modifica del sistema. Il Governo ticinese ha parlato di grande delusione e di una decisione ingiusta per il nostro Cantone.
Condividiamo questa valutazione. Ma dobbiamo anche domandarci se, quando andiamo a Berna a chiedere di cambiare le regole del gioco, ci presentiamo davvero con tutti gli strumenti necessari.
La perequazione è prima di tutto una questione tecnica. È fatta di formule, indicatori, basi di calcolo e ponderazioni. Basta cambiare un parametro e si spostano milioni da un Cantone all’altro. Per questo non è sufficiente dire che il Ticino è penalizzato: bisogna dimostrare dove nasce la distorsione, quanto ci costa e quale modifica può correggerla.
È per questo che nel giugno del 2024 abbiamo presentato questa mozione. Chiedevamo uno studio indipendente sui parametri della perequazione, affinché il Ticino arrivasse preparato alla revisione del sistema, con dati, simulazioni, scenari e una base tecnica forte.
Il Governo ha scelto un’altra strada. Ha costituito un gruppo di lavoro interno, coinvolto la Deputazione, formulato richieste sui redditi dei frontalieri, sui Cantoni di frontiera e sull’indicatore del declivio. Ha scritto a Berna e partecipato alle consultazioni.
Ma il Consiglio federale ha detto no.
La stessa Commissione scrive che il Ticino ha ottenuto un riconoscimento del problema, ma non ancora una modifica normativa. E allora dobbiamo chiederci se il metodo seguito finora sia sufficiente.
Il Ticino ha salari inferiori alla media svizzera, una pressione frontaliera che pochi altri Cantoni conoscono, giovani che cercano altrove opportunità migliori, pochi grandi centri decisionali e un mercato del lavoro che gli indicatori federali non sempre riescono a rappresentare correttamente.
Essere beneficiari della perequazione non significa automaticamente essere trattati in modo equo. Possiamo ricevere denaro e, nello stesso tempo, essere penalizzati da parametri che non fotografano bene la nostra realtà.
È proprio per questo che serve uno studio indipendente. Il problema è tutt’altro che risolto.
E qui dobbiamo anche cambiare atteggiamento.
Da troppi anni, quando si parla dei rapporti con Berna, il Ticino denuncia, protesta, si indigna e poi racconta di essere stato penalizzato. A volte abbiamo ottime ragioni per farlo, ma non può diventare un metodo politico.
A un certo punto dobbiamo smettere di limitarci a dire che il Ticino è diverso, che è penalizzato, che Berna non ci capisce. Dobbiamo fare qualcosa per rendere le nostre richieste più difficili da respingere.
E in questo caso significa partire dalla tecnica: studiare il sistema, costruire simulazioni, quantificare le distorsioni e arrivare con proposte precise. Poi viene la politica: servono alleanze con gli altri Cantoni, serve la Deputazione ticinese, serve capacità di pressione.
Nel 2024 chiedevamo esattamente questo: prepararci meglio.
Abbiamo alcuni anni prima del 2030. Non utilizziamoli semplicemente aspettando gli studi federali e sperando che la prossima volta vada meglio. Usiamoli per arrivarci con una base tecnica nostra, con proposte concrete e con le alleanze necessarie per sostenerle.
Perché nel 2030 non vorremmo ritrovarci in quest’aula a leggere ancora una volta titoli sullo “schiaffo di Berna” o sul “Ticino a bocca asciutta”.
A quel punto sarebbe troppo facile dare di nuovo la colpa a Berna.
Il problema oggi lo conosciamo. Sappiamo dove dobbiamo lavorare e abbiamo il tempo per farlo. Quindi vi invitiamo a sostenere la nostra mozione.
