Gentile Presidente, Onorevole Consigliera di Stato, Onorevoli Consiglieri di Stato,
care colleghe e cari colleghi,

interverremo una sola volta su questo Consuntivo, per non appesantire ulteriormente una seduta già lunga. Ma riteniamo importante fissare alcuni punti politici.

È stato più volte detto che il Consuntivo 2025 chiude meglio del Preventivo. Bene. Ne prendiamo atto.

Ma evitiamo di raccontarci una favola.

I conti chiudono meglio non perché il Cantone abbia finalmente risolto i suoi problemi strutturali. Chiudono meglio soprattutto perché sono entrate risorse superiori al previsto. In particolare, pesa la quota sull’utile della Banca nazionale svizzera: 80.1 milioni che non erano stati messi a Preventivo.

È una buona notizia. Ma non è una politica finanziaria.

È una circostanza favorevole. E le circostanze favorevoli, nei conti pubblici, possono aiutare un anno, ma non possono diventare il metodo di governo.

Questo è il punto politico che ci interessa.

Perché se guardiamo sotto la superficie, il quadro resta fragile. Le spese correnti sono superiori al Preventivo di 67 milioni. E non stiamo parlando di qualche capriccio amministrativo. Stiamo parlando soprattutto di prestazioni complementari, premi di cassa malati, asilo, trasferimenti. Cioè di settori dove si vede una società che fatica.

Quando crescono le prestazioni complementari o i sussidi per i premi di cassa malati, non è solo una colonna di bilancio che si muove. Sono famiglie, pensionati, lavoratori, giovani coppie che non ce la fanno più.

Ma non finisce qui. Il gettito fiscale delle persone fisiche e giuridiche viene rivisto al ribasso di quasi 60 milioni; è il momento di fermarci. Perché questo è il segnale più preoccupante.

Questo significa che la base economica del Cantone non è solida come vorremmo. Significa che il lavoro, i salari, le imprese, la capacità produttiva del Ticino non stanno dando allo Stato le entrate che si erano previste.

E per Avanti con Ticino & Lavoro questo è il cuore del problema.

Non possiamo parlare di finanze pubbliche come se fossero solo un esercizio contabile. I conti del Cantone dipendono da come sta il Ticino reale. Dipendono da chi lavora, da chi produce, da chi paga le imposte, da chi tiene aperta un’azienda, da chi fa fatica a vivere con uno stipendio normale in un Cantone sempre più caro.

Se il lavoro si indebolisce, anche le finanze pubbliche si indeboliscono.

Se il ceto medio arretra, anche il gettito arretra.

Se le imprese sane perdono margini, anche lo Stato perde basi solide.

Per questo, come Avanti con Ticino & Lavoro, rivendichiamo con chiarezza un punto: noi la revisione della spesa non la scopriamo oggi. La chiediamo da sempre.

Per noi la spending review non è una parola inglese da sventolare quando i conti non tornano. È uno strumento necessario di buona politica.

Significa guardare dentro la spesa pubblica. Capire dove lo Stato funziona e dove no. Misurare i risultati. Verificare i doppioni. Controllare i mandati esterni. Valutare gli enti sovvenzionati. Semplificare procedure che fanno perdere tempo ai cittadini e costano soldi alla collettività.

La spending review, se fatta seriamente, non serve a indebolire lo Stato. Serve a renderlo più giusto e più efficace.

Perché ogni franco sprecato dove non serve, è un franco che manca dove serve davvero.

Concludendo: il Consuntivo 2025 ci dà quindi un messaggio doppio.
Da una parte ci dice che il risultato è migliore del previsto. Dall’altra ci dice che non possiamo dormire tranquilli.

Abbiamo beneficiato di entrate favorevoli. Ma il capitale proprio resta negativo. Il debito resta alto. Le spese sociali crescono. E il gettito fiscale ordinario mostra segnali di debolezza.

Il Ticino non ha bisogno di conti salvati dalla fortuna.

Ha bisogno di lavoro, salari dignitosi, imprese sane, spesa pubblica controllata e uno Stato che protegga chi ne ha davvero bisogno.

La revisione della spesa va fatta. Ma va fatta bene: con dati, responsabilità e coraggio politico.

E soprattutto va fatta ricordando una cosa: dietro ogni franco pubblico ci sono persone che lo pagano. E spesso persone che da quel franco dipendono.

Questo, per noi, è il punto da cui partire.
Di principio sosterremo i conti, ma attendiamo la discussione sui singoli dipartimenti.