Stimata Presidente, Onorevoli Consiglieri di Stato, care colleghe e cari colleghi,

oggi discutiamo tre rapporti, ma in realtà discutiamo una sola domanda: che valore ha il voto popolare?

Il 28 settembre 2025 il Popolo ticinese ha approvato due iniziative sui premi di cassa malati. Una chiedeva la deducibilità integrale dei premi. L’altra chiedeva di limitare il peso dei premi al 10% del reddito disponibile.

Avanti con Ticino & Lavoro non ha avuto la stessa posizione sulle due iniziative. Abbiamo sostenuto l’iniziativa della Lega, perché la ritenevamo sostenibile all’interno delle finanze attuali. Non abbiamo invece sostenuto l’iniziativa per il 10% perché sapevamo che non sarebbe stato possibile applicarla facilmente.

Avevamo avvertito che quella proposta, pur partendo da un problema reale e da intenzioni comprensibili, rischiava di essere troppo costosa, poco mirata e finiva per scaricare sulle finanze pubbliche un onere enorme senza intervenire sulle cause profonde dell’aumento dei costi sanitari.

Sul contenimento dei costi sanitari abbiamo messo sul tavolo proposte concrete, con un pacchetto di proposte che, ad oggi, sono rimaste in larga parte inevase. È troppo facile discutere solo di chi paga il conto, senza affrontare seriamente il motivo per cui quel conto continua ad aumentare.

Avevamo detto che oltre 300 milioni di franchi all’anno non sono una cifra qualsiasi. Sono soldi che rischiano di mancare altrove: nei nidi, nelle cure a domicilio, nel sostegno agli invalidi, negli aiuti agli anziani, nei servizi essenziali per chi è davvero fragile.

Avevamo anche detto che un intervento così costruito poteva produrre effetti distributivi discutibili: aiutare anche economie domestiche con redditi alti, quando sarebbe bastato rafforzare in modo mirato il sistema RIPAM per chi è più in difficoltà.

Queste erano le nostre critiche. E purtroppo si sono rivelate tutte corrette. Ma oggi la discussione è un’altra: rispettare il voto popolare. Il sovrano è stato chiamato a decidere. Ha deciso. E quando il sovrano decide, le istituzioni non reinterpretano: applicano.

Questo vale per entrambe le iniziative. Punto e stop.

Naturalmente, applicare non significa far finta che i problemi finanziari non esistano. Esistono eccome. Parliamo di importi molto importanti, che impongono serietà, coperture, priorità e una visione pluriennale. Ma proprio per questo bisogna essere chiari: non si può promettere prima una cosa alla popolazione e poi applicarne un’altra, più piccola, più comoda, più digeribile per i conti pubblici.

Prima del voto, l’iniziativa per il 10% è stata raccontata con esempi molto concreti che oggi non saranno mai realtà. Il Premio medio di riferimento non era un dettaglio tecnico. Era la promessa politica. Era il motivo per cui molte persone hanno votato sì. Oggi non potete dire: “Forse il Popolo non aveva capito”. Non potete scoprire adesso che il Premio Medio di Riferimento crea distorsioni. Non potete scoprire oggi che un altro parametro rifletterebbe meglio la realtà. Queste cose ve le abbiamo dette e le avete ignorate.

Durante la campagna qualcuno ha scelto la tattica dell’opossum: fingersi morto, stare fermo, non esporsi troppo, perché opporsi era impopolare. Ma oggi non siamo più in campagna. Oggi siamo nel momento della responsabilità.

E allora diciamolo con franchezza: se oggi si propone un aumento dei sussidi di 130 o 150 milioni, non siamo di fronte all’attuazione piena dell’iniziativa per il 10%. Siamo di fronte a un controprogetto costruito dopo il voto. A un importo di quella portata probabilmente qui dentro tutti sarebbero stati favorevoli. Ma non è quello che è stato votato.

C’è una scena nella serie Successione in cui Logan Roy guarda i figli e dice: “Vi voglio bene, ma non siete persone serie”. Ecco, il rischio oggi è proprio questo: dare l’immagine di una politica che promette molto, incassa il voto, e poi quando arriva il momento di pagare il conto cerca una via d’uscita elegante. Questa non è serietà istituzionale.

Serietà istituzionale significa due cose insieme: rispettare il voto popolare e rispettare le finanze pubbliche. Non una cosa contro l’altra. Entrambe. Per questo voteremo contro il rapporto Bühler.

Per questo ci asterremo sul rapporto Ferrara-Dadò. Non perché siamo contrari all’implementazione delle iniziative. Al contrario: siamo favorevoli alla loro applicazione. Ma la proposta che ci viene sottoposta appare nettamente sbilanciata. L’efficientamento e la riduzione della spesa sono posti soprattutto a carico degli enti esterni, mentre il lavoro vero sull’amministrazione cantonale resta troppo limitato.

Se vogliamo parlare seriamente di sostenibilità finanziaria, allora dobbiamo guardare anche dentro la macchina dello Stato. Non con tagli lineari ciechi, ma con un’analisi seria dei processi, delle duplicazioni, delle inefficienze, delle priorità e dei margini di riorganizzazione. Altrimenti non è una spending review. È uno scaricabarile.

Sul rapporto Durisch, invece, abbiamo presentato un emendamento. Chiediamo che l’iniziativa per il 10% entri in vigore il 1° gennaio 2029, ma secondo il modello approvato dal Popolo, mantenendo il Premio Medio di Riferimento come parametro determinante. Chiediamo inoltre che il Consiglio di Stato presenti per tempo le misure di finanziamento necessarie a garantirne la sostenibilità a medio termine.

Valuteremo quindi il nostro voto finale alla luce del testo che uscirà da questo Parlamento. Se il testo rispetterà davvero la promessa fatta alla popolazione, potremo sostenerlo. Se invece servirà solo a ridurre di nascosto la portata dell’iniziativa, dovremmo capire se potremmo farlo.

Colleghe e colleghi, il punto politico è semplice: non si può dire al Popolo “decidi tu” e poi, quando decide, spiegargli che ha deciso male.

Il Popolo ha votato due iniziative. Ora quelle due iniziative vanno applicate. Con serietà. Con coperture. Con responsabilità. Ma senza trucchi, senza riscritture e senza controprogetti a posteriori.

Perché il rispetto del voto non è un dettaglio tecnico. È la base della democrazia.