Gentile Presidente, Onorevoli Consiglieri di Stato, care colleghe e colleghi,
arriviamo subito al dunque. Quando passiamo dagli obiettivi di indipendenza energetica agli strumenti scelti per raggiungerli iniziano le nostre perplessità. Una politica energetica e climatica oltre a essere ambiziosa deve essere efficace, proporzionata e sostenibile dal punto di vista economico. Soprattutto economico.
È proprio rispetto a questi tre criteri che ci sentiamo più vicini a molte delle osservazioni contenute nel rapporto di minoranza, pur senza aver ancora deciso quale sarà il nostro voto finale.
Entriamo quindi nel merito di tre aspetti.
Il primo riguarda il metodo.
Il credito quadro finanzia anche lo sviluppo del modello energetico cantonale, uno strumento che dovrebbe aiutarci a capire l’evoluzione del sistema energetico, i fabbisogni futuri e gli effetti delle diverse scelte.
Ci chiediamo allora se non sarebbe stato più logico disporre prima di questo strumento e decidere poi quali obblighi introdurre.
Prima l’analisi, poi il confronto tra le alternative e soltanto alla fine la norma.
Il secondo aspetto riguarda i costi e la proporzionalità delle misure.
Nel dossier non troviamo una quantificazione chiara dei costi per lo Stato e soprattutto per i cittadini.
Quando lo Stato introduce un obbligo, anche se il costo non è nel bilancio pubblico non significa che non ci sia: viene semplicemente trasferito sul proprietario di una casa, su un’impresa o su una famiglia.
Non è tecnicamente una nuova tassa, ma per chi deve sostenere un investimento importante imposto dalla legge la differenza rischia di essere più formale che sostanziale.
Il terzo punto riguarda il rapporto tra mitigazione, adattamento e sicurezza energetica.
Ridurre le emissioni resta necessario, ma nello stesso tempo dobbiamo prepararci agli effetti del cambiamento climatico che sono già visibili e che dovremo comunque affrontare.
Mitigazione e adattamento devono quindi essere considerati insieme, ma proprio perché le risorse sono limitate dobbiamo chiederci dove ogni franco investito produca il maggiore beneficio collettivo.
E veniamo all’obbligo del fotovoltaico.
Non giriamoci in giro: è opportuno imporre un obbligo così importante che potrebbe mettere in difficoltà i proprietari di casa? Quanti possono mettere sul tavolo 30-50’000 franchi per questi investimenti?
Il quadro energetico cambia rapidamente: cambiano le tecnologie, cambiano i consumi e cambia anche il contesto federale. Per questo riteniamo che serva prudenza prima di introdurre questi obblighi.
Avanti con Ticino&Lavoro arriva a questa discussione con troppi interrogativi e con una posizione oggi più vicina al rapporto di minoranza.
Ascolteremo il dibattito, valuteremo gli emendamenti e decideremo alla fine sulla base dei criteri che per noi restano essenziali: efficacia, proporzionalità e sostenibilità economica. Soprattutto per i cittadini.
