Signor Presidente, On. Consiglieri di Stato, Care colleghe e colleghi,

Avanti con Ticino & Lavoro sostiene la creazione di questa Commissione parlamentare d’inchiesta.

Il passato prova che le commissioni parlamentari di inchiesta sono strumenti difficili da utilizzare e a volte lasciano planare il sospetto di un loro utilizzo strumentale.

Noi non sosteniamo questa commissione per spirito polemico o partigiano, tantomeno per una questione di giustizialismo parlamentare. Lo facciamo per senso di responsabilità istituzionale.

Qui non siamo chiamati a emettere sentenze. Non siamo un tribunale. E non dobbiamo sostituirci alla magistratura. Come qualcuno ha già detto bene.

Il punto è un altro.

Il punto è capire se il nostro sistema di regole, di prassi e di comportamenti è abbastanza solido da evitare che certe situazioni si ripetano. Sul passato e sulle responsabilità toccherà ad altri fare chiarezza. A noi spetta il compito di capire cosa è successo e di porre rimedio a memoria futura per quanto di nostra competenza.

Dai lavori della Sottocommissione è emerso chiaramente un limite. Non per incapacità dei colleghi. Ma per mancanza di strumenti.

Quando le risposte non arrivano, quando le audizioni vengono rifiutate, quando i confini tra ruoli pubblici e interessi politici diventano sfumati, il Parlamento ha il dovere di fare un passo in più.

La Commissione Parlamentare d’Inchiesta serve a questo. A fare chiarezza in modo ordinato, pubblico, istituzionale. E soprattutto a guardare avanti. A porre, nel migliore dei casi, le fondamenta di un lavoro condiviso di miglioramento delle prassi e delle regole.

Per Avanti con Ticino & Lavoro la Commissione non è e né deve essere uno strumento punitivo.

È uno strumento preventivo.

Serve a capire dove le norme sono troppo deboli, dove le prassi sono ambigue, dove il comportamento delle persone elette necessita di regole più chiare e più stringenti.

Se da questa vicenda usciamo solo con un elenco di nomi, abbiamo fallito.

Se invece ne usciamo con regole migliori, più trasparenza e confini più netti tra ruoli, allora avremo fatto il nostro lavoro.

La fiducia nelle istituzioni non si difende nascondendo i problemi.

Si difende affrontandoli. Con metodo. Con misura. Con strumenti adeguati. Con la proposta di soluzioni condivise e ragionevoli. Con il lavoro silenzioso piuttosto che con gli strilli a mezzo stampa o sui social.

Per questo sosteniamo la CPI.