Gentile Presidente, On. Consiglieri di Stato, On. Consigliera di Stato,
Care colleghe, cari colleghi,
diciamolo subito, senza giri di parole: non siamo qui per decidere chi comanda questo o quel dipartimento. Non siamo qui per discutere delle piccole geometrie interne del Consiglio di Stato.
Siamo qui per una ragione molto più grave: perché il Governo ha scelto il silenzio. Anche oggi con le sue risposte.
Una decisione presa senza confronto.
Un atto comunicato senza spiegazioni.
Un comportamento che non mostra solo leggerezza: mostra mancanza di rispetto per questo Parlamento.
E ricordiamocelo sempre: mancanza di rispetto per questo Parlamento significa mancanza di rispetto per i cittadini che noi rappresentiamo.
Questa assenza di comunicazione non è un dettaglio. È la radice di una sfiducia che cresce. Prima in quest’aula, poi tra la gente. Perché quando i cittadini non capiscono cosa succede, quando il Parlamento viene lasciato all’oscuro, nasce il sospetto.
E il sospetto, colleghi, lo conosciamo bene: che dietro ci sia un gioco di palazzo, un calcolo tattico, elettorale.
E se siamo onesti, dobbiamo ammettere che questo sospetto è del tutto razionale.
Arrocco.
Che parola infelice.
Una mossa difensiva, non una visione. Un espediente per guadagnare tempo, non per dare risposte. Non sarebbe grave, se il Governo si fosse degnato di spiegarsi. Ma non lo ha fatto. Non una parola, non un confronto, non un chiarimento. E questo — questo è il vero scandalo.
Perché, mentre ci si chiude nel silenzio, i problemi veri rimangono lì.
I problemi delle famiglie.
I problemi delle aziende.
I problemi di chi chiede soluzioni, non giochi di potere.
E ditemi voi: che effetto fa a un cittadino sentir parlare di “arrocco”? Che immagine restituisce? Un tavolo di scacchi, non un Governo. Pedine da spostare, non persone da ascoltare. È un linguaggio che tradisce la distanza, l’indifferenza, la mancanza totale di rispetto.
E allora lo dico chiaro: a me, personalmente, non importa nulla di come i Consiglieri di Stato decidano di spartirsi i compiti. Se vogliono giocare tra di loro, si accomodino.
Ma quello che non possiamo accettare — quello che non possiamo tollerare — è che agiscano come se fosse un affare privato. Che trattino il Parlamento con sufficienza. Che, soprattutto, ignorino i cittadini di questo Cantone, come se non fossero degni di una spiegazione.
Ecco, questo è intollerabile.
E da qui, oggi, deve venire un segnale forte.
