Gentile On. Consiglieri di Stato, Signor Presidente,
colleghe e colleghi,

oggi discutiamo di una misura che non riguarda numeri astratti, ma persone in carne e ossa. Persone sopra i cinquant’anni che in Ticino, quando perdono il lavoro, vivono un doppio svantaggio: da una parte l’età e dall’altra un mercato del lavoro che sappiamo essere fragile, fatto di salari bassi, concorrenza transfrontaliera e precarietà crescente.

Chi ha 50 anni si ritrova senza impiego non è davanti a una pausa di carriera, è davanti a un muro. Guardiamo i fatti: quando un cinquantenne perde il lavoro, le statistiche ci dicono che rientra più difficilmente e dopo periodi molto più lunghi. Non perché non abbia competenze, ma perché la sua età diventa un ostacolo, quasi un marchio. Sappiamo che più mesi si resta fermi, più aumenta il rischio di finire in assistenza, con costi umani e sociali altissimi.

L’assegno di inserimento professionale fino a 18 mesi non è un privilegio: è una necessità. In un mercato come quello ticinese, dove il ricollocamento è già difficile per tutti, agli over 50 serve più tempo. Senza questa misura, molti potrebbero rimanere fuori, senza prospettive.

E allora diciamolo chiaramente: restringere i 18 mesi solo a chi è già finito in assistenza è un errore politico, sociale ed economico.

È come aspettare che la casa bruci per chiamare i pompieri. Prevenire costa meno che curare. E costa meno non solo in termini finanziari, ma in termini di dignità, di salute, di coesione sociale.

Per questo, colleghe e colleghi, vi invito ad approvare con convinzione questa misura. Oggi abbiamo l’occasione di dare un messaggio forte: il Ticino non lascia indietro chi ha ancora molto da dare.