Gentile Presidente, Care colleghe, cari colleghi,
mettiamolo subito in chiaro: non stiamo togliendo la parola a nessuno.
E soprattutto non siamo masochisti. Se accettiamo tempi più brevi è perché sappiamo che la nostra voce resta efficace. Le idee non diventano più forti solo perché si parla più a lungo.
E lo diciamo da “piccolo partito”.
Il vero problema non è qui dentro.
Il vero problema è fuori: in questo Paese manca una reale attenzione alla pluralità delle idee da parte dei media. E questo non si corregge allungando gli interventi in Parlamento.
Il Gran Consiglio è carico di oggetti, atti, rapporti. Continuare a discutere tutto come se il tempo fosse infinito non produce più democrazia. Produce rumore. Produce stanchezza. Produce rinvii.
Questa riforma non comprime il dibattito. Lo ripulisce.
L’approfondimento si fa in Commissione. È lì che si lavora sui contenuti. I messaggi come i rapporti sono pubblici. Chi vuole capire, può farlo.
Qui, in Aula, dobbiamo decidere.
E per decidere non servono venti minuti. Servono posizioni chiare.
Lo dico senza giri di parole: se fosse per me, cinque minuti per tutti. Uguali. Perché in cinque minuti, se hai qualcosa da dire, la dici. Se non la sai dire in cinque minuti, il problema non è il regolamento.
Meno tempo significa meno ripetizioni, meno monologhi, meno occupazione del microfono.
Significa più spazio reale per tutti.
E non c’è nessun bavaglio.
Il Presidente può concedere tempo supplementare.
L’Ufficio presidenziale può adattare i tempi.
Sui temi decisivi nessuno viene messo a tacere.
Questa non è una riforma contro il Parlamento.
È una riforma per il Parlamento. E anche per chi ci guarda da fuori e pretende serietà.
Per questo per Avanti con Ticino&Lavoro il rapporto di maggioranza va sostenuto.
Non per comodità. Ma perché è necessario.
