Gentile Presidente, On. Consiglieri di Stato, Care Colleghe, cari colleghi,
siccome l’indignazione viene via per meno di un franco al kg, ieri molti di voi si sono indignati per via di quello che ho detto in merito alla spesa culturale, chiamiamola così. Oggi torno sull’argomento per darvi di nuovo la possibilità di esercitare lo sdegno. Perché?
Perché oggi ci apprestiamo a distribuire una bella pioggia di milioni a istituzioni, fondazioni, musei e orchestre. Il tutto dopo esserci lamentati per mesi che i soldi sono finiti, dopo aver raccolto firme per salvaguardare la pedagogia speciale.
Perché oggi attacchiamo per esempio altri 100’000 franchi a quelli decisi ieri per l’Orchestra della Svizzera italiana, arrivando all’importo cospicuo di 16.4 milioni in 4 anni. Per fortuna che il Gran Consiglio finisce oggi, altrimenti domani si rischiava di aggiungerne altri 100’000.
Perché oggi approveremo altri 13.6 milioni per il Museo d’Arte della Svizzera Italiana; e 7 milioni e rotti ai comuni per il sostegno alle attività culturali. Ah, dimenticavo i quasi 2 milioni al Monte Verità.
In verità il monte ammonta, sommando tutta questa cultura, a quasi 39 milioni. Quasi 39 milioni di franchi.
Ieri il collega Durisch ci ha chiesto, credo retoricamente, chi non è mai andato alla Pinacoteca Züst. La risposta è: probabilmente il 90% della popolazione ticinese. Probabilmente è la stessa percentuale che non è andata né andrà al Museo d’Arte, al Monte Verità né, ahinoi, a sentire l’Orchestra della Svizzera Italiana. Anzi, no in questo caso, mi sento ottimista e direi che “solo” l’85% della popolazione ticinese non l’ha mai sentita. Qualcuno ci sarà finito sopra sintonizzandosi per sbaglio sulla Rete Due. Ho cercato di strapparvi un sorriso, ma si vede che sulla cultura non si può proprio scherzare.
Non importa. Quello che conta è il punto che mi sta a cuore. Non ho nulla contro le attività culturali. Ho invece molto contro a tagliare servizi essenziali per la maggioranza della popolazione mentre si continua imperterriti a finanziare ambiti che forniscono servizi a una piccola minoranza della popolazione, senza alcuna verifica del rapporto costi- benefici.
A proposito, ieri Canetta parlava di indotto. Ne so qualcosa. Un indotto di 2.6 franchi per ogni franco speso non è gran cosa onestamente. E se volessimo basare la spesa pubblica sull’indotto che crea, allora dovremmo forse versare questi 39 milioni al settore assicurativo o bancario o farmaceutico, ma non penso che sia questo l’indirizzo verso cui si vorrebbe andare. Lo dico per dire che quello dell’indotto economico della cultura non è il grande argomento che sembra.
Insisto e sia chiaro: quello che chiediamo con i nostri emendamenti non è il taglio dei sussidi alla cultura, non è la chiusura dei musei, né quella dei teatri.
È un piccolo contributo che chiediamo a fondazioni che hanno tutte le possibilità di trovare alternative di finanziamento. È un piccolo contributo che non mette in discussione la garanzia di continuità né pregiudica le loro attività. È un piccolo contributo che darebbe un grande segnale verso i cittadini di questo Cantone a cui ieri questo stesso parlamento ha tagliato i sussidi ai premi cassa malati.
Non sosterremo questi aumenti, anche se sappiamo che saranno approvati. Questo consesso continua a confermare la spesa a favore di una piccola élite e a tagliare le spese a favore della maggioranza della popolazione.
Insomma “Che mangino brioche mentre noi andiamo a teatro”…
Forse è questo che dovrebbe essere il vero motivo di indignazione, se non fosse, lo abbiamo detto, che oramai è un sentimento inflazionato.
