Gentile Presidente, Onorevoli Consiglieri di Stato,
care colleghe, cari colleghi,
oggi parliamo del contributo al Locarno Film Festival.

Una voce importante del nostro bilancio culturale.

Noi proponiamo una cosa molto semplice: ridurlo del 5%. Attenzione: non di dimezzarlo, non di cancellarlo, non di trasformarlo in una raccolta fondi tra cinefili. Solo il 5%.

Una sorta di mezza scena tagliata al montaggio finale di un film.

E no, non è per punire qualcuno o qualcosa.

È piuttosto per ricordarci che anche sotto i tappeti rossi, ogni tanto, sarebbe bene rimettere i piedi per terra.

In fondo parliamo di appena l’1% del budget complessivo del Festival. Un’inezia. Un taglio che non compromette nulla. Una cifra che, volendo, potremmo tranquillamente contribuire a risparmiare rinunciando al ricevimento offerto al Gran Consiglio.

Non fraintendetemi: prosecco, tartine e sorrisi hanno sicuramente il loro fascino. Ma forse, dico forse, potremmo pensare di sostituirli con una bella risottata offerta ai cittadini che, attraverso il Lotto, finanziano il Festival. Cittadini che, peraltro, forse al Festival non ci sono mai stati.

Perché, diciamocelo chiaro, la cultura non è solo quella che vediamo nei salotti.

Non è solo il Festival di Locarno, il MASI, o l’Orchestra della Svizzera italiana. Eppure, questi tre da soli assorbono più della metà del fondo Swisslos: quasi 11 milioni e mezzo di franchi all’anno.

Se questa non è una concentrazione squilibrata, ditemi voi cosa sia.

Tutto il resto del panorama culturale, sociale e sportivo ticinese? Beh, buona fortuna. O meglio, buon bando.

Quello che chiediamo con il nostro emendamento è molto semplice: un piccolo segnale di riequilibrio.

Un gesto che dica chiaramente che anche i grandi possono e devono fare un passo indietro.

Che anche chi ha tanto, può rinunciare a qualcosa.

Questo non è un attacco alla cultura, è una questione di semplice coerenza.

Perché se siamo in grado di tagliare sui sussidi cassa malati, sui fondi per i giovani che cercano lavoro e perfino sulle merendine nelle scuole, non possiamo certo pretendere che i milioni del Festival siano intoccabili per diritto divino.

Perché, vedete, per noi non esistono vacche sacre. Soprattutto nei periodi di vacche magre.

Noi di Avanti con Ticino&Lavoro non abbiamo allergie ideologiche, né debolezze simboliche. Ma una domanda precisa ce l’abbiamo: perché tagli sulle merendine sì e sulle cene di gala no?

Ecco perché voteremo a favore di questo emendamento.

Un piccolo taglio, un grande segnale.

E magari, chissà, pure un ottimo risotto per tutti.