Gentile Presidente, On. Consigliera di Stato, care colleghe, cari colleghi,
Nei conti del DECS non emerge alcuna strategia per giungere a una revisione ottimale della spesa; tantomeno si hanno tracce della volontà di usare le risorse in modo più efficiente, efficace ed equo. È importante sottolineare che la revisione della spesa non equivale a operare “tagli indifferenziati”, ma implica una gestione attenta delle risorse per massimizzarne l’impatto.
Il DECS dispone di oltre 1 miliardo di franchi, ovvero il 24% della spesa totale dello Stato. Pur comprendendo che tutti vorremmo risorse maggiori per un settore così cruciale, è necessario fare ciò che la realtà consente. Quindi bisogna cercare soluzioni che rispondano alle esigenze della scuola e della società, in modo efficace ma sostenibile.
Ma questa non sembra essere la postura dei responsabili del dipartimento in questo preventivo.
Basterebbe considerare che la frase più ricorrente nei commenti alle modifiche proposte dal DECS è “Questa misura fa parte delle misure che rientrano nella misura di non sostituzione del 20% dei partenti nei settori non regolati con le PPA (piano dei posti autorizzati).” Ancora una volta, la decisione del Parlamento non è interpretata come uno stimolo a ottimizzare i processi e le risorse. Essa viene con tutta evidenza considerata un vincolo ingiusto e che si sopporta a malapena. Le conseguenze di questa resistenza passiva e ideologica rischiano di compromettere la capacità del Dipartimento di sviluppare progettualità e una strategia chiara per affrontare le sfide attuali e future. Il DECS difende l’oggi e anche lo ieri, a scapito del domani.
Considerata la situazione delle finanze pubbliche e il loro prevedibile peggioramento nei prossimi anni, è lecito attendersi un approccio più attivo e responsabile nella gestione delle risorse, con un’attenzione particolare all’eliminazione delle inefficienze. Purtroppo, dal Preventivo emerge una mancanza di volontà da parte del DECS di intervenire in questo senso, con scelte che addirittura talvolta finiscono per penalizzare le categorie che non hanno voce.
Un esempio tra i tanti? La decisione di ridurre i contributi destinati alle attività didattiche e culturali per i ragazzi delle scuole medie, mentre vengono incrementati quelli a favore delle fondazioni culturali. Non è sufficiente dire che i fondi provengono da Swisslos. Ricordiamo che fino a due anni fa questi contributi rientravano direttamente nelle spese dello Stato mentre oggi si fanno magheggi contabili per non chiedere sacrifici alle istituzioni culturali. Secondariamente rammentiamo che anche questi fondi sono soldi dei cittadini e se vengono destinati a una cultura percepita come “elitaria”, saranno tolti a iniziative più diffuse e accessibili.
Concludiamo ribadendo ancora una volta che non è con l’aumento del prezzo delle merendine, tagliando le attività culturali e didattiche o diminuendo gli aiuti allo studio che sosteniamo i ragazzi, né oggi né in futuro.
Guardando avanti, auspichiamo che si vogliano adottare strategie innovative per ottimizzare la spesa anche in questo Dipartimento. Ma il DECS rifiuta sostanzialmente di mettersi in discussione, mettendo la testa nella sabbia. Eppure oggi, fare i conti, letteralmente, con la realtà è l’unico modo per garantire una scuola di qualità.
