11 Dicembre 2024 - 20:57 | 2024
Gentile Presidente, on. Consiglieri di Stato, Care colleghe e cari colleghi,
farò un unico intervento di pochi minuti in relazione agli emendamenti 33 e 39.
Care colleghe, cari colleghi,
Bisogna saper scegliere. Bisogna fare priorità.
Le scelte che dobbiamo fare sono dolorose. Non è colpa di Avanti con Ticino&Lavoro che in questo parlamento ci è appena entrato. Non abbiamo ancora responsabilità di governo. Ma abbiamo il senso di responsabilità.
Per questo lo ripetiamo: occorre fare delle scelte come farebbe un padre di famiglia con la testa sulle spalle.
I conti non tornano e quindi bisogna trovare il coraggio di distinguere tra ciò che è necessario, ciò che è utile e ciò che è superfluo o non ci possiamo più permettere.
So che verremo accusati di essere populisti, poco interessati a ciò che eleva l’anima, come la cosiddetta cultura alta.
Eppure, come gran parte delle famiglie ticinesi, dobbiamo metaforicamente scegliere se pagare la fattura del dentista oppure l’abbonamento a teatro. Noi di Avanti con Ticino&Lavoro non abbiamo nessun dubbio: non ci sono vacche sacre, né oggi, né mai. Il mondo della cultura deve fare i sacrifici che chiediamo a tutti gli altri. Anzi, dovrebbe farne di più.
Sono stati chiesti sacrifici agli ospedali, agli istituti per invalidi, alle case anziani, agli asili nido. Ma pare che ci sia un settore che non si può toccare: quello della cultura. Settore cui diamo più soldi dell’anno scorso, mentre letteralmente andiamo a toccare le merendine e l’educazione speciale.
In un momento di difficoltà come quello che stanno vivendo i cittadini e le imprese, il consiglio di Stato anziché avere il coraggio di chiedere sacrifici alle fondazioni culturali o ai “musei per pochi” decide pure di aumentargli i sussidi.
Nella revisione dei compiti dello Stato deve essere chiaro che certi lussi non possono più essere pagati da tutti i ticinesi. Bisognerà con grande serenità, avere il coraggio di fare delle scelte: “la cultura per pochi” finanziata dallo Stato non è più sostenibile.
Guardate i conti e fate due calcoli: la Pinacoteca Zuest costa 770’000 franchi. Sapete quante sono le entrate? 30’000 Fr. all’anno. Un biglietto per adulti costa 10 Fr. il che vuol dire che è frequentata da circa 10 persone paganti al giorno. Per queste 10 persone al giorno lo Stato spende 2’500 Fr. al giorno. Ma lo stesso ragionamento possiamo farlo con il museo di storia naturale che al netto dei ricavi costa al Cantone quasi 2.4 milioni…
Per l’amor del cielo: fanno tutti un lavoro meraviglioso ma in alcuni casi l’offerta di questi servizi diventa un lusso. Prima dei lussi, quando ci sono sacrifici da fare, devono essere salvate le funzioni essenziali, concrete, e rivolte alla maggioranza dei cittadini.
Diamo oggi il segnale ai nostri concittadini in difficoltà che la retorica dei sacrifici non è appunto solo vuota retorica. Che tutti devono fare sacrifici e che, non ci sono vacche sacre in tempi di vacche magre.
11 Dicembre 2024 - 20:54 | 2024
Gentile Presidente, On. Consiglieri di Stato, care colleghe, cari colleghi,
interverrò solo per pochi minuti per presentare l’emendamento 25 e 26.
Il lavoro è il primo problema del Cantone Ticino. Il lavoro per i giovani è un problema enorme per il Cantone Ticino. Noi di Avanti con Ticino&Lavoro evidentemente non possiamo rimanere indifferenti ai tagli proposti proprio sul sostegno al lavoro per i giovani. Ne abbiamo parlato a lungo in questi giorni, ma l’attenzione sui giovani non può limitarsi all’ambito scolastico. I giovani devono essere sostenuti anche nel mondo del lavoro.
Non solo questo Parlamento non si occupa a sufficienza dei problemi legati al mercato del lavoro, ma ora il Consiglio di Stato propone addirittura di ridurre quei pochi aiuti che ci sono per i giovani che hanno problemi con il mercato del lavoro.
La prima misura propone di limitare i contributi cantonali dell’incentivo L-rilocc che dimezza l’onere a carico del datore di lavoro per l’inserimento di giovani qualificati. Il Consiglio di Stato propone di limitare questo aiuto per l’assunzione oggi versato ai giovani sotto i 30 anni solamente a chi ha al massimo 25 anni. Il risparmio previsto per questa misura è di 30’000 franchi. La nostra richiesta è chiara: già si fa troppo poco per il lavoro, non togliamo anche questo piccolo sostegno ai giovani. Se non ce ne sarà bisogno, questi 30’000 franchi non si useranno: se invece anche solo un giovane di 26 anni sarà sostenuto nella ricerca di un lavoro grazie a questo aiuto, sarà una vittoria per l’intera società.
La stessa riflessione vale per il secondo emendamento. L’assegno di formazione professionale favorisce la riqualifica professionale di disoccupati con notevoli difficoltà di collocamento. Il Consiglio di Stato chiede di ridurre l’importo del salario di riferimento. Di fatto, significa che andiamo ad aggiungere difficoltà ulteriori a giovani che già si trovano in difficoltà. Sostenere questo taglio significa risparmiare 200’000 franchi sulle spalle di giovani che hanno problemi con il lavoro, ma che dimostrano la volontà di riqualificarsi.
Concludendo: sostenere i giovani nel mondo del lavoro non è solo una responsabilità sociale, ma un investimento nel futuro della nostra società. Lo Stato e le aziende devono collaborare per sostenere i giovani che hanno difficoltà nel mondo del lavoro: qualunque sostegno deve essere garantito. Già si fa troppo poco per i giovani e il lavoro in questo Cantone, non andiamo a tagliare quel poco che facciamo.
10 Dicembre 2024 - 20:11 | 2024
Gentile Presidente, On. Consigliera di Stato, care colleghe, cari colleghi,
Nei conti del DECS non emerge alcuna strategia per giungere a una revisione ottimale della spesa; tantomeno si hanno tracce della volontà di usare le risorse in modo più efficiente, efficace ed equo. È importante sottolineare che la revisione della spesa non equivale a operare “tagli indifferenziati”, ma implica una gestione attenta delle risorse per massimizzarne l’impatto.
Il DECS dispone di oltre 1 miliardo di franchi, ovvero il 24% della spesa totale dello Stato. Pur comprendendo che tutti vorremmo risorse maggiori per un settore così cruciale, è necessario fare ciò che la realtà consente. Quindi bisogna cercare soluzioni che rispondano alle esigenze della scuola e della società, in modo efficace ma sostenibile.
Ma questa non sembra essere la postura dei responsabili del dipartimento in questo preventivo.
Basterebbe considerare che la frase più ricorrente nei commenti alle modifiche proposte dal DECS è “Questa misura fa parte delle misure che rientrano nella misura di non sostituzione del 20% dei partenti nei settori non regolati con le PPA (piano dei posti autorizzati).” Ancora una volta, la decisione del Parlamento non è interpretata come uno stimolo a ottimizzare i processi e le risorse. Essa viene con tutta evidenza considerata un vincolo ingiusto e che si sopporta a malapena. Le conseguenze di questa resistenza passiva e ideologica rischiano di compromettere la capacità del Dipartimento di sviluppare progettualità e una strategia chiara per affrontare le sfide attuali e future. Il DECS difende l’oggi e anche lo ieri, a scapito del domani.
Considerata la situazione delle finanze pubbliche e il loro prevedibile peggioramento nei prossimi anni, è lecito attendersi un approccio più attivo e responsabile nella gestione delle risorse, con un’attenzione particolare all’eliminazione delle inefficienze. Purtroppo, dal Preventivo emerge una mancanza di volontà da parte del DECS di intervenire in questo senso, con scelte che addirittura talvolta finiscono per penalizzare le categorie che non hanno voce.
Un esempio tra i tanti? La decisione di ridurre i contributi destinati alle attività didattiche e culturali per i ragazzi delle scuole medie, mentre vengono incrementati quelli a favore delle fondazioni culturali. Non è sufficiente dire che i fondi provengono da Swisslos. Ricordiamo che fino a due anni fa questi contributi rientravano direttamente nelle spese dello Stato mentre oggi si fanno magheggi contabili per non chiedere sacrifici alle istituzioni culturali. Secondariamente rammentiamo che anche questi fondi sono soldi dei cittadini e se vengono destinati a una cultura percepita come “elitaria”, saranno tolti a iniziative più diffuse e accessibili.
Concludiamo ribadendo ancora una volta che non è con l’aumento del prezzo delle merendine, tagliando le attività culturali e didattiche o diminuendo gli aiuti allo studio che sosteniamo i ragazzi, né oggi né in futuro.
Guardando avanti, auspichiamo che si vogliano adottare strategie innovative per ottimizzare la spesa anche in questo Dipartimento. Ma il DECS rifiuta sostanzialmente di mettersi in discussione, mettendo la testa nella sabbia. Eppure oggi, fare i conti, letteralmente, con la realtà è l’unico modo per garantire una scuola di qualità.
9 Dicembre 2024 - 00:14 | 2024
Bellinzona, 09.12.2024 Gran Consiglio Intervento: Preventivo 2025
On. Presidente, On. consiglieri di Stato, care colleghe e cari colleghi,
Ancora una volta ci ritroviamo in quest’aula con un senso di insoddisfazione collettiva. Tuttavia, ciò che più preoccupa è che questa insoddisfazione si riflette anche nei cittadini. A loro, le nostre discussioni non interessano: ciò che conta è come spendiamo i loro soldi, quanto preleviamo dalle loro tasche e che cosa ricevono in cambio. La domanda cruciale è: possono oggi, cittadini e imprese, dichiararsi soddisfatti? La risposta, purtroppo, è no.
Questo perché anche quest’anno manca una revisione seria e responsabile della spesa pubblica. Non si intravede alcuno sforzo tangibile per una gestione efficace, efficiente ed equa delle risorse. Ci troviamo di fronte a un preventivo che non affronta le questioni strutturali, ma si limita a proporre misure marginali, spesso incomprensibili. Si pensi, ad esempio, all’aumento del costo delle merendine, ai tagli alle attività didattiche e culturali per le scuole medie e i licei, o ancora ai ridimensionamenti nei contributi per i giovani in cerca di occupazione. Tagliamo la cultura ai ragazzi della scuola media e aumentiamo i contributi alle fondazioni. Entro la fine di questa sessione, questo parlamento voterà altri 120 milioni di franchi tra investimenti e contributi. Negli ultimi 18 mesi, sono stati approvati quasi 840 milioni di franchi di investimenti senza che alcuna spesa sia stata mai seriamente rivalutata. Poi ci lamentiamo che i conti non tornano.
Si fatica ad assumere posizioni decise sulle spese non essenziali, probabilmente per non deludere determinati bacini elettorali. Ma il risultato di questa condotta è che a pagarne le conseguenze sono tutti i ticinesi. E quel che è ancora più preoccupante è il quadro che si prospetta per i prossimi anni. Non illudiamoci: i conti pubblici non si risaneranno grazie a misure straordinarie come le entrate aggiuntive derivanti dalla revisione delle stime immobiliari o i dividendi della Banca Nazionale. E dall’anno prossimo non si potrà più attingere ad accantonamenti o fondi per fare maquillage contabili.
Il risanamento dei conti pubblici richiede invece un lavoro serio, rigoroso e metodico. È ormai evidente che la politica da sola non è in grado di affrontare questa sfida. Per questo motivo, ribadiamo con forza la necessità di affidare l’analisi della spesa a un ente esterno. Un soggetto indipendente potrebbe identificare i risparmi possibili, ottimizzare i processi e definire una chiara gerarchia delle priorità, un compito che la politica, per sua natura, non riesce a svolgere con sufficiente imparzialità. Questo preventivo ne è l’ennesima dimostrazione.
Se non agiamo ora, le conseguenze saranno gravi per cittadini e imprese. E non si tratterà di semplici aggiustamenti, ma davvero di misure draconiane che richiederanno lacrime e sangue. Siamo ancora in tempo per intervenire e dobbiamo farlo con urgenza.
In merito all’approvazione dei conti, il gruppo Avanti con Ticino&Lavoro si esprimerà nel dettaglio durante il dibattito sui singoli dipartimenti.
19 Novembre 2024 - 00:01 | 2024
Bellinzona, 19.11.2024
Gran Consiglio
Intervento: Sussidio OFIMA
Gentile Presidente, On. Consiglieri di Stato, Care colleghe e cari colleghi,
Purtroppo, anche oggi ci troviamo in questa aula a discutere una proposta che genera confusione e sconcerto nei cittadini.
Lo stabile amministrativo oggetto del possibile sussidio è stato introdotto dal Cantone nell’elenco dei beni culturali nel 2016, pochi anni or sono.
OFIMA (Officine Idroelettriche della Maggia) la società proprietaria ha presentato come suo diritto una domanda di sussidio per l’aggravio dei costi che tale limitazione comporta nella sua ristrutturazione.
Sembrerebbe che già nel 2019 l’Ufficio beni Culturali abbia proposto di sussidiare al 30% una parte dei lavori definendo un contributo di oltre 1 milione e mezzo.
E veniamo ai punti dolenti:
Il messaggio del governo è stato licenziato nel 2023, ben 4 anni dopo il parere dell’ufficio preposto. Non è tanto preoccupante il ritardo, quanto il fatto che il Consiglio di Stato non abbia ritenuto necessario aggiornare e approfondire questo dossier nonostante la situazione finanziaria del Paese richiederebbe una prudenza accresciuta nella valutazione delle spese.
Il lavoro di approfondimento è stato fatto dalla Commissione della gestione, che propone ora di ridurre di 1 milione il sussidio a OFIMA concedendole quindi 510’000 franchi. Le ragioni principali come è stato detto risiedono nell’analisi della “situazione economica del proprietario” (lett. c) art.9) decisamente positiva e nella riduzione del fondo globale quadriennale pianificato per questi interventi.
Da quanto scritto nel messaggio si parla di lavori urgenti da eseguire, eppure sembrerebbe che le opere siano già completate. Se così fosse, ciò impedirebbe al Cantone di attuare parte di quanto prescritto dalla legge come, per esempio, dall’articolo 10 che cita che nell’assegnare il contributo “il Consiglio di Stato può imporre condizioni ed oneri destinati, in particolare, a garantire la protezione, la valorizzazione e la fruizione pubblica del bene culturale protetto”.
In aggiunta si evidenzia anche la discordanza delle cifre sui costi supplementari generati dalle richieste di protezione stimate dall’ufficio dei beni culturali in 5 milioni di franchi a differenza dei proprietari che parlano “solo” di 4.4 milioni.
E concludiamo con l’aspetto forse più preoccupante: se nulla possiamo fare sul fatto che la nozione di patrimonio culturale si sia notevolmente modificata nel corso degli anni passando da un’idea di “opere aventi pregio d’antichità o d’arte”, a un’idea di beni culturali più ampia che comprende edifici civili e amministrativi, fabbriche, stabili ferroviari, manufatti stradali, ville e palazzine, giardini, molto invece possiamo e dobbiamo fare affinché casi del genere non avvengano più. Per questo a differenza della commissione che ritiene che la loro decisione “non vuole essere un’indicazione all’indirizzo alla Commissione che sta analizzando la nuova legge sui beni culturali” noi riteniamo che lo debba essere e anche molto chiara: la legge deve impedire che casi del genere accadano nuovamente.
Terminiamo dicendo che per tutte le ragioni elencate e per il fatto che trasparirebbe un mancata volontà di ripensare profondamente le leggi e lo stesso inventario dei beni protetti, Avanti con Ticino&Lavoro non sosterrà questo sussidio.
19 Novembre 2024 - 00:00 | 2024
Bellinzona, 19.11.2024
Gran Consiglio
Intervento: Autogestione
Gentile Presidente, On. Consiglieri di Stato, Care colleghe e cari colleghi,
Avanti con Ticino&Lavoro intende sottolineare alcuni elementi che condivide presenti nel messaggio e nei rapporti.
Primo e forse principale è il concetto che la legalità è un prerequisito indispensabile della legittimazione pubblica. La legalità non è un concetto negoziabile: rappresenta la base su cui si fondano credibilità e autorevolezza delle istituzioni. Gli spazi autogestiti luganesi hanno storicamente evitato un inquadramento giuridico, scegliendo di operare senza regole condivise con lo Stato. Questo crea una frattura insanabile tra le aspettative della collettività e le richieste degli autogestiti, rendendo impossibile giustificare il sostegno pubblico senza compromettere la coerenza istituzionale.
In secondo luogo, segnaliamo che l’assenza di una controparte giuridicamente riconosciuta da parte degli autogestiti solleva diverse questioni critiche, tra queste l’impossibilità di attribuire responsabilità e un rischio per la sicurezza e l’ordine pubblico. Nel dettaglio senza un’entità giuridica con cui negoziare, eventuali controversie non possono essere risolte nei termini del diritto. Questo crea un vuoto di responsabilità che mina la trasparenza. Per quanto riguarda gli spazi autogestiti non regolamentati si segnala che possono attrarre attività non autorizzate, causando conflitti con le comunità circostanti. Questo aspetto non può essere ignorato, poiché il mantenimento dell’ordine pubblico è un obbligo primario dello Stato.
In questo senso, sottolineiamo che la percezione pubblica delle istituzioni dipende dalla loro capacità di applicare regole in modo equo. Concedere risorse pubbliche a una realtà che opera al di fuori della legalità creerebbe da una parte un precedente negativo che potrebbe portare altri gruppi a rivendicare spazi o risorse pubbliche con metodi simili. Dall’altra parte la collettività potrebbe percepire un doppio standard nel trattamento di diverse realtà, minando la credibilità del governo.
Fino ad ora, gli autogestiti del Luganese non hanno dimostrato volontà di intraprendere un percorso che includa rappresentanza formale e impegni giuridici. Questa chiusura blocca ogni tentativo di regolamentazione e impedisce di avanzare verso una soluzione costruttiva, a differenza delle altre esperienze svizzere (come la Rote Fabrik a Zurigo) che mostrano che la legalità non è un ostacolo al successo di progetti culturali autogestiti. Anzi, il riconoscimento giuridico e il rispetto delle norme hanno garantito la sostenibilità e l’accettazione sociale di questi modelli. L’autogestione del Luganese, invece, continua a rifiutare questi principi di base, rendendo fuorviante qualsiasi parallelismo con esperienze virtuose.
Concludendo per noi il rispetto della legalità non è solo una questione di principio, ma una condizione essenziale per garantire trasparenza, equità e pace sociale. Fintantoché non ci sarà questa premessa, non sosterremo iniziative di questo tipo. Oggi, quindi il nostro voto andrà al rapporto di minoranza.