2024 | Avanti Ticino

Preventivo 2025

Bellinzona, 09.12.2024 Gran Consiglio Intervento: Preventivo 2025

On. Presidente, On. consiglieri di Stato, care colleghe e cari colleghi,

Ancora una volta ci ritroviamo in quest’aula con un senso di insoddisfazione collettiva. Tuttavia, ciò che più preoccupa è che questa insoddisfazione si riflette anche nei cittadini. A loro, le nostre discussioni non interessano: ciò che conta è come spendiamo i loro soldi, quanto preleviamo dalle loro tasche e che cosa ricevono in cambio. La domanda cruciale è: possono oggi, cittadini e imprese, dichiararsi soddisfatti? La risposta, purtroppo, è no.

Questo perché anche quest’anno manca una revisione seria e responsabile della spesa pubblica. Non si intravede alcuno sforzo tangibile per una gestione efficace, efficiente ed equa delle risorse. Ci troviamo di fronte a un preventivo che non affronta le questioni strutturali, ma si limita a proporre misure marginali, spesso incomprensibili. Si pensi, ad esempio, all’aumento del costo delle merendine, ai tagli alle attività didattiche e culturali per le scuole medie e i licei, o ancora ai ridimensionamenti nei contributi per i giovani in cerca di occupazione. Tagliamo la cultura ai ragazzi della scuola media e aumentiamo i contributi alle fondazioni. Entro la fine di questa sessione, questo parlamento voterà altri 120 milioni di franchi tra investimenti e contributi. Negli ultimi 18 mesi, sono stati approvati quasi 840 milioni di franchi di investimenti senza che alcuna spesa sia stata mai seriamente rivalutata. Poi ci lamentiamo che i conti non tornano.

Si fatica ad assumere posizioni decise sulle spese non essenziali, probabilmente per non deludere determinati bacini elettorali. Ma il risultato di questa condotta è che a pagarne le conseguenze sono tutti i ticinesi. E quel che è ancora più preoccupante è il quadro che si prospetta per i prossimi anni. Non illudiamoci: i conti pubblici non si risaneranno grazie a misure straordinarie come le entrate aggiuntive derivanti dalla revisione delle stime immobiliari o i dividendi della Banca Nazionale. E dall’anno prossimo non si potrà più attingere ad accantonamenti o fondi per fare maquillage contabili.

Il risanamento dei conti pubblici richiede invece un lavoro serio, rigoroso e metodico. È ormai evidente che la politica da sola non è in grado di affrontare questa sfida. Per questo motivo, ribadiamo con forza la necessità di affidare l’analisi della spesa a un ente esterno. Un soggetto indipendente potrebbe identificare i risparmi possibili, ottimizzare i processi e definire una chiara gerarchia delle priorità, un compito che la politica, per sua natura, non riesce a svolgere con sufficiente imparzialità. Questo preventivo ne è l’ennesima dimostrazione.

Se non agiamo ora, le conseguenze saranno gravi per cittadini e imprese. E non si tratterà di semplici aggiustamenti, ma davvero di misure draconiane che richiederanno lacrime e sangue. Siamo ancora in tempo per intervenire e dobbiamo farlo con urgenza.

In merito all’approvazione dei conti, il gruppo Avanti con Ticino&Lavoro si esprimerà nel dettaglio durante il dibattito sui singoli dipartimenti.

Sussidio OFIMA

Bellinzona, 19.11.2024
Gran Consiglio
Intervento: Sussidio OFIMA

 

Gentile Presidente, On. Consiglieri di Stato, Care colleghe e cari colleghi,

Purtroppo, anche oggi ci troviamo in questa aula a discutere una proposta che genera confusione e sconcerto nei cittadini.

Lo stabile amministrativo oggetto del possibile sussidio è stato introdotto dal Cantone nell’elenco dei beni culturali nel 2016, pochi anni or sono.

OFIMA (Officine Idroelettriche della Maggia) la società proprietaria ha presentato come suo diritto una domanda di sussidio per l’aggravio dei costi che tale limitazione comporta nella sua ristrutturazione.

Sembrerebbe che già nel 2019 l’Ufficio beni Culturali abbia proposto di sussidiare al 30% una parte dei lavori definendo un contributo di oltre 1 milione e mezzo.

E veniamo ai punti dolenti:

Il messaggio del governo è stato licenziato nel 2023, ben 4 anni dopo il parere dell’ufficio preposto. Non è tanto preoccupante il ritardo, quanto il fatto che il Consiglio di Stato non abbia ritenuto necessario aggiornare e approfondire questo dossier nonostante la situazione finanziaria del Paese richiederebbe una prudenza accresciuta nella valutazione delle spese.

Il lavoro di approfondimento è stato fatto dalla Commissione della gestione, che propone ora di ridurre di 1 milione il sussidio a OFIMA concedendole quindi 510’000 franchi. Le ragioni principali come è stato detto risiedono nell’analisi della “situazione economica del proprietario” (lett. c) art.9) decisamente positiva e nella riduzione del fondo globale quadriennale pianificato per questi interventi.

Da quanto scritto nel messaggio si parla di lavori urgenti da eseguire, eppure sembrerebbe che le opere siano già completate. Se così fosse, ciò impedirebbe al Cantone di attuare parte di quanto prescritto dalla legge come, per esempio, dall’articolo 10 che cita che nell’assegnare il contributo “il Consiglio di Stato può imporre condizioni ed oneri destinati, in particolare, a garantire la protezione, la valorizzazione e la fruizione pubblica del bene culturale protetto”.

In aggiunta si evidenzia anche la discordanza delle cifre sui costi supplementari generati dalle richieste di protezione stimate dall’ufficio dei beni culturali in 5 milioni di franchi a differenza dei proprietari che parlano “solo” di 4.4 milioni.

E concludiamo con l’aspetto forse più preoccupante: se nulla possiamo fare sul fatto che la nozione di patrimonio culturale si sia notevolmente modificata nel corso degli anni passando da un’idea di “opere aventi pregio d’antichità o d’arte”, a un’idea di beni culturali più ampia che comprende edifici civili e amministrativi, fabbriche, stabili ferroviari, manufatti stradali, ville e palazzine, giardini, molto invece possiamo e dobbiamo fare affinché casi del genere non avvengano più. Per questo a differenza della commissione che ritiene che la loro decisione “non vuole essere un’indicazione all’indirizzo alla Commissione che sta analizzando la nuova legge sui beni culturali” noi riteniamo che lo debba essere e anche molto chiara: la legge deve impedire che casi del genere accadano nuovamente.

Terminiamo dicendo che per tutte le ragioni elencate e per il fatto che trasparirebbe un mancata volontà di ripensare profondamente le leggi e lo stesso inventario dei beni protetti, Avanti con Ticino&Lavoro non sosterrà questo sussidio.

Autogestione

Bellinzona, 19.11.2024
Gran Consiglio
Intervento: Autogestione

 

Gentile Presidente, On. Consiglieri di Stato, Care colleghe e cari colleghi,

Avanti con Ticino&Lavoro intende sottolineare alcuni elementi che condivide presenti nel messaggio e nei rapporti.

Primo e forse principale è il concetto che la legalità è un prerequisito indispensabile della legittimazione pubblica. La legalità non è un concetto negoziabile: rappresenta la base su cui si fondano credibilità e autorevolezza delle istituzioni. Gli spazi autogestiti luganesi hanno storicamente evitato un inquadramento giuridico, scegliendo di operare senza regole condivise con lo Stato. Questo crea una frattura insanabile tra le aspettative della collettività e le richieste degli autogestiti, rendendo impossibile giustificare il sostegno pubblico senza compromettere la coerenza istituzionale.

In secondo luogo, segnaliamo che l’assenza di una controparte giuridicamente riconosciuta da parte degli autogestiti solleva diverse questioni critiche, tra queste l’impossibilità di attribuire responsabilità e un rischio per la sicurezza e l’ordine pubblico. Nel dettaglio senza un’entità giuridica con cui negoziare, eventuali controversie non possono essere risolte nei termini del diritto. Questo crea un vuoto di responsabilità che mina la trasparenza. Per quanto riguarda gli spazi autogestiti non regolamentati si segnala che possono attrarre attività non autorizzate, causando conflitti con le comunità circostanti. Questo aspetto non può essere ignorato, poiché il mantenimento dell’ordine pubblico è un obbligo primario dello Stato.

In questo senso, sottolineiamo che la percezione pubblica delle istituzioni dipende dalla loro capacità di applicare regole in modo equo. Concedere risorse pubbliche a una realtà che opera al di fuori della legalità creerebbe da una parte un precedente negativo che potrebbe portare altri gruppi a rivendicare spazi o risorse pubbliche con metodi simili. Dall’altra parte la collettività potrebbe percepire un doppio standard nel trattamento di diverse realtà, minando la credibilità del governo.

Fino ad ora, gli autogestiti del Luganese non hanno dimostrato volontà di intraprendere un percorso che includa rappresentanza formale e impegni giuridici. Questa chiusura blocca ogni tentativo di regolamentazione e impedisce di avanzare verso una soluzione costruttiva, a differenza delle altre esperienze svizzere (come la Rote Fabrik a Zurigo) che mostrano che la legalità non è un ostacolo al successo di progetti culturali autogestiti. Anzi, il riconoscimento giuridico e il rispetto delle norme hanno garantito la sostenibilità e l’accettazione sociale di questi modelli. L’autogestione del Luganese, invece, continua a rifiutare questi principi di base, rendendo fuorviante qualsiasi parallelismo con esperienze virtuose.

Concludendo per noi il rispetto della legalità non è solo una questione di principio, ma una condizione essenziale per garantire trasparenza, equità e pace sociale. Fintantoché non ci sarà questa premessa, non sosterremo iniziative di questo tipo. Oggi, quindi il nostro voto andrà al rapporto di minoranza.

Salario minimo

Bellinzona, 18.11.2024
Gran Consiglio
Intervento: Moltiplicatore comunale differenziato

 

Gentile presidente, On. Consiglieri di Stato, Care colleghe, cari colleghi,

non vi nascondo che oggi sono un po’ emozionata nell’affrontare questo tema.

Nel 2013, promossi con i Verdi dell’amico Sergio Savoia l’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino” firmandola come proponente. Ero convinta dell’urgenza di introdurre un salario minimo per contrastare il calo salariale dovuto, tra l’altro, agli effetti della libera circolazione delle persone.

Il 14 giugno 2015, con grande sorpresa di molti scettici che l’avevano data per morta nella culla, il popolo approvò la proposta: una decisione storica. Oggi, oltre nove anni dopo, mi sembra doveroso ricordare coloro che si diedero molto da fare in quella lotta in particolare la qui presente collega Tamara Merlo che fu l’anima della raccolta firme e della campagna (Cara Tamara, ti ricordi il grande successo della manifestazione che abbiamo fatto in piazza a Lugano? C’erano ben dodici persone).

Nel 2019 in piena campagna elettorale, di fronte allo stallo politico sul salario minimo, proposi una soluzione pragmatica: un adeguamento graduale, poi adottato. Fui criticata dagli oppositori, intenti a screditare chi, come me, aveva sostenuto sin dall’inizio questa misura fondamentale e cercava di superare i blocchi con buon senso.

Ricordo quelle critiche perché mi permettono di sottolineare tre aspetti di metodo politico. La battaglia per il salario minimo, inclusa la sua definizione, è stata condotta con gradualismo, concretezza non ideologica e condivisione. Decisiva, a proposito di condivisione, fu la convergenza della Lega, che sostenne l’iniziativa in campagna elettorale contribuendo al successo alle urne.

Gradualismo, concretezza non ideologica e condivisione è il metodo che guida l’azione politica di Avanti con Ticino&Lavoro e che sta alla base delle mozioni presentate qualche mese fa sul lavoro. Come abbiamo sempre detto, per “Salvare il Lavoro in Ticino”, il salario minimo era un primo intervento importante ma tutt’altro che sufficiente.

La legge sul salario minimo ha determinato un aumento del 36% dei salari orari medi per i lavoratori precedentemente sotto la soglia minima. Ha avuto un impatto positivo anche sui lavoratori svizzeri, smentendo l’idea che favorisse i frontalieri. Inoltre, contrariamente alle previsioni dei detrattori non ha inciso negativamente sui salari più alti.

Naturalmente sosterremo l’adeguamento del salario minimo.

Ma il nostro mercato del lavoro necessita di numerosi correttivi e misure da implementare con urgenza. Per questo abbiamo presentato le nostre proposte, che vi invitiamo ad analizzare, migliorare e condividere. Esse affrontano temi cruciali, come le condizioni quadro – ad esempio, la tassazione dei redditi da lavoro, che rischia di diventare un disincentivo all’occupazione – e la formazione professionale,
con un focus sul miglioramento dell’apprendistato e un ripensamento del ruolo degli uffici regionali di collocamento.

Oggi si vota su un punto d’arrivo per il salario minimo, ma sarebbe bello che fosse il punto di svolta nella lotta per salvare il lavoro in Ticino.

Moltiplicatore comunale differenziato

Bellinzona, 4.11.2024
Gran Consiglio
Intervento: Moltiplicatore comunale differenziato

 

Gentile Presidente, On. consiglieri di Stato, On. consigliera di Stato, care colleghe e cari colleghi,
Noi di Avanti con Ticino&Lavoro non possiamo dirci soddisfatti né del rapporto di maggioranza né di quello di minoranza. Per questo prenderemo posizione cammin facendo.

Oggi, con i due rapporti, ci troviamo confrontati con due non-soluzioni, perché nessuno dei due affronta in modo concreto e sostenibile le reali esigenze del nostro tessuto economico. Da un lato, il rapporto di maggioranza ignora il bisogno di un minimo di uniformità fiscale, lasciando i comuni in una competizione che si basa quasi esclusivamente su leve fiscali piuttosto che sulla qualità dei servizi offerti.

Dall’altro, il rapporto di minoranza favorisce solo i comuni che hanno deciso di aumentare la spesa oppure non sono stati bravi a gestire le finanze pubbliche e ora temono la concorrenza, impedendo ai comuni che possono averne la necessità di ridurre il carico fiscale per le persone giuridiche.

Attualmente, il 90% delle aziende in Ticino sono microimprese con meno di dieci dipendenti, molte delle quali non generano utili significativi o sono fortemente radicate nel territorio. Non saranno loro a spostarsi. D’altra parte, sappiamo che le grandi multinazionali hanno già strumenti per l’ottimizzazione fiscale e che quindi il moltiplicatore comunale non influisce su di loro. Questo dibattito riguarda, al
massimo, una parte delle imprese medie.

Quindi oggi il dibattito più che sulle necessità delle aziende è legato alla necessità delle amministrazioni comunali dove, da una parte, alcuni comuni cercano di aumentare il carico fiscale alle aziende per far fronte alle spese, mentre altri, soprattutto nelle aree periferiche, vorrebbero abbassare il carico alle aziende, per evitare che aziende esistenti abbandonino il territorio.

Per questi motivi, abbiamo proposto un emendamento volto a trovare una soluzione pragmatica, che tenta, tramite il compromesso, di tenere conto di tutti gli interessi in gioco. Di questo parlerà il collega Roncelli al momento debito.

Infine, evidenziamo ancora una volta l’incoerenza istituzionale in cui ci troviamo: i partiti di governo e il governo fanno e disfano continuamente, consultano a posteriori e si muovono a seconda del ciclo elettorale e delle pressioni in gioco.

Per l’interesse di questo Cantone e dei suoi cittadini serve una visione chiara, che promuova stabilità e benessere collettivo e non la situazione d’incertezza che i partiti di governo e il governo ci obbligano a vivere.