16 Dicembre 2025 - 19:00 | 2025
Gentile Presidente, Care colleghe, cari colleghi,
mettiamolo subito in chiaro: non stiamo togliendo la parola a nessuno.
E soprattutto non siamo masochisti. Se accettiamo tempi più brevi è perché sappiamo che la nostra voce resta efficace. Le idee non diventano più forti solo perché si parla più a lungo.
E lo diciamo da “piccolo partito”.
Il vero problema non è qui dentro.
Il vero problema è fuori: in questo Paese manca una reale attenzione alla pluralità delle idee da parte dei media. E questo non si corregge allungando gli interventi in Parlamento.
Il Gran Consiglio è carico di oggetti, atti, rapporti. Continuare a discutere tutto come se il tempo fosse infinito non produce più democrazia. Produce rumore. Produce stanchezza. Produce rinvii.
Questa riforma non comprime il dibattito. Lo ripulisce.
L’approfondimento si fa in Commissione. È lì che si lavora sui contenuti. I messaggi come i rapporti sono pubblici. Chi vuole capire, può farlo.
Qui, in Aula, dobbiamo decidere.
E per decidere non servono venti minuti. Servono posizioni chiare.
Lo dico senza giri di parole: se fosse per me, cinque minuti per tutti. Uguali. Perché in cinque minuti, se hai qualcosa da dire, la dici. Se non la sai dire in cinque minuti, il problema non è il regolamento.
Meno tempo significa meno ripetizioni, meno monologhi, meno occupazione del microfono.
Significa più spazio reale per tutti.
E non c’è nessun bavaglio.
Il Presidente può concedere tempo supplementare.
L’Ufficio presidenziale può adattare i tempi.
Sui temi decisivi nessuno viene messo a tacere.
Questa non è una riforma contro il Parlamento.
È una riforma per il Parlamento. E anche per chi ci guarda da fuori e pretende serietà.
Per questo per Avanti con Ticino&Lavoro il rapporto di maggioranza va sostenuto.
Non per comodità. Ma perché è necessario.
15 Dicembre 2025 - 19:00 | 2025
Gentile Presidente, On. Consiglieri di Stato,
Care colleghe, cari colleghi,
preannunciamo che limiteremo i nostri interventi allo stretto necessario. Non vogliamo contribuire ad allungare ulteriormente i tempi di approvazione del Preventivo.
Approvarlo è, per noi, un atto di responsabilità.
Oggi lo è ancora di più, considerato quello che ci aspetta nei prossimi anni.
Questo è un preventivo di passaggio che non risolve i problemi strutturali del Cantone.
Ma la sua approvazione è indispensabile: garantisce continuità all’azione dello Stato e crea le basi per lavorare finalmente in modo serio all’attuazione delle iniziative votate dalla popolazione.
Avanti con Ticino & Lavoro si assume questa responsabilità.
Il Cantone deve poter continuare a funzionare.
Detto questo, c’è un dato politico che non può essere ignorato.
Ancora una volta emerge la difficoltà dei partiti di governo a comportarsi fino in fondo come partiti di governo.
Il Preventivo viene usato per mandare segnali dogmatici e anticipare la campagna elettorale.
Esso viene caricato di indicazioni politiche su riforme di enorme portata, senza le analisi tecniche necessarie e senza una visione finanziaria credibile nel medio periodo.
Questo non è governare con responsabilità.
Le iniziative sulle casse malati vanno attuate. È un mandato popolare chiaro. Ma vanno attuate bene, in modo sostenibile. E questo richiede metodo, tempo e serietà.
Serve una vera analisi esterna della spesa pubblica. Indipendente. Lo chiediamo da tempo.
Da questa analisi dovranno emergere proposte di risparmio e di aumento della pressione fiscale. Perché è evidente che serviranno entrambe per trovare 700 milioni. Anche se pochi, in questa sala, hanno il coraggio di dirlo ad alta voce.
Questo Parlamento sarà chiamato a chiedere sacrifici molto importanti.
Ai cittadini. Alle imprese.
Ed è proprio per questo che cittadini e imprese vanno trattati con rispetto e con serietà.
Chi lavora e crea ricchezza deve sapere che ciò che lo Stato chiede è speso bene, su priorità vere e con cognizione di causa.
E i cittadini devono poter scegliere.
Dire sì o no ai sacrifici che verranno chiesti per finanziare l’attuazione delle iniziative sulle casse malati. Sulla base di numeri chiari e di scenari credibili.
Per questo abbiamo proposto modifiche al rapporto di maggioranza. Per chiarire che Avanti con Ticino&Lavoro non si vincolerà a decisioni che vanno oltre questo Preventivo.
Detto ciò, diciamo fin d’ora che sosterremo il rapporto di maggioranza anche se queste proposte fossero respinte.
Riteniamo inoltre che vi siano margini per migliorare questo Preventivo in modo sostenibile e li sosterremo.
Non sosterremo invece percorsi improvvisati, né misure estemporanee prive di coperture e di una visione complessiva.
Questo non è un assegno in bianco.
È una disponibilità responsabile.
Noi ci saremo, per costruire soluzioni serie per il futuro delle cittadine e dei cittadini di questo Cantone.
18 Novembre 2025 - 20:00 | 2025
Gentile Presidente, Onorevoli Consiglieri di stato, Care colleghe e colleghi,
Qui oggi non si discute, purtroppo di come risolvere il dumping salariale. Stiamo discutendo di una proposta che manca completamente il bersaglio e crea problemi invece che risolverne.
Sì, perché il Ticino non ha un problema di controlli. Il Ticino ha un problema di economia. E questo problema, purtroppo, l’iniziativa non lo sfiora nemmeno.
Siamo già il Cantone che fa più controlli in Svizzera: più del doppio della media nazionale, più di tutti.
E quando controlliamo, le irregolarità che saltano fuori sono poche. Non perché “va tutto bene”, ma perché il dumping salariale non nasce da violazioni di legge.
Nasce dalla realtà che troppi settori produttivi in Ticino generano poco valore aggiunto.
E quando il valore è basso, i salari saranno bassi. Anche se li controlli mille volte, anche se ci mandi centinaia di ispettori, i salari rimangono bassi.
E mentre noi assumeremo decine di ispettori – per inciso gli unici posti di lavoro creati da questa iniziativa – fuori migliaia di giovani continuano a fare le valigie.
Ragazzi e ragazze che in Ticino trovano solo stage infiniti, stipendi da tempo parziale e carriere che non partono mai. Davvero pensiamo che la risposta sia “più controlli sui contratti”?
E poi ci sono i cinquantenni.
Persone che hanno lavorato una vita, persone con esperienza, competenza, dignità che si ritrovano fuori dal mercato del lavoro e non riescono più a rientrare.
Non perché non vogliano lavorare — anzi — ma perché in Ticino mancano posti di lavoro per loro con stipendi svizzeri; e questo perché l’offerta di manodopera qualificata dall’estero è enorme.
Quando il mercato si restringe, sono proprio loro i primi a soffrire. E la loro sofferenza non si risolve con un ispettore che controlla se una busta paga è compilata bene.
Ecco perché questa iniziativa così com’è costruita, fa arrabbiare.
Perché promette (verrebbe da dire, di nuovo) qualcosa che non può dare.
Promette più giustizia salariale ma darà più burocrazia.
Promette di difendere i lavoratori, ma crea carta e non opportunità.
È una battaglia simbolica, mentre la battaglia vera — quella che riguarda le aziende, il valore aggiunto, l’innovazione, gli investimenti — resta fuori.
Noi non possiamo sostenere una misura che costa una valanga di milioni all’anno per creare un apparato gigantesco che controllerebbe contratti perfettamente legali, ma perfettamente insufficienti.
Serve altro. Serve una politica economica che alzi la qualità dei settori, non la quantità di formulari.
Serve far crescere le imprese che pagano salari svizzeri, non affogarle nella burocrazia.
Serve un sistema che aiuta chi vuole aggiornarsi, formarsi, cambiare lavoro, non un sistema che si illude di correggere con un timbro ciò che nasce da un’economia debole.
Per questo — lo dico con la massima convinzione — sostengo il rapporto di maggioranza.
Non perché mi piace dire no, ma perché mi rifiuto di dire sì a un’illusione. L’ennesima illusione.
I lavoratori ticinesi meritano misure che funzionano davvero, non scorciatoie che fanno sentire bene per cinque minuti e poi lasciano tutto com’è.
Non possiamo continuare a perdere giovani.
Non possiamo lasciare i cinquantenni in un limbo.
Non possiamo continuare a raccontarci la favola che “basta controllare di più”.
La verità, anche se fa male, è semplice: servono più posti di lavoro con salari svizzeri, non più ispettori. E questo lavoro lo dobbiamo fare noi. Non scaricarlo su una macchina amministrativa gigantesca e inutile.
6 Ottobre 2025 - 19:00 | 2025
Gentile Presidente, On. Consigliere di Stato, care colleghe e colleghi,
da quando Avanti con Ticino & Lavoro siede in quest’aula, abbiamo una bussola chiara:
ogni franco pubblico va speso con efficienza, equità ed efficacia.
Tre parole semplici, ma decisive.
Il contributo di cui parliamo oggi serve, per legge, a garantire la manutenzione ordinaria e la sicurezza tecnica degli impianti di risalita, come richiesto dall’Ordinanza federale sugli impianti a fune.
Non è quindi un sussidio per nuove piste o per il turismo in generale, ma un sostegno vincolato alla gestione e alla sicurezza delle infrastrutture esistenti.
Ma oggi non discutiamo solo di impianti di risalita o di sport invernali.
Discutiamo di come il Cantone utilizza i soldi dei cittadini.
Con quali criteri, con quali controlli, con quali risultati.
Da decenni si rinnovano contributi uguali, con le stesse cifre e gli stessi meccanismi.
E dopo decenni, i bilanci restano in rosso, i capitali propri erosi, la dipendenza dai sussidi invariata.
La governance, spesso, è frammentata: società miste, debiti rinviati, strutture che cambiano nome ma non sostanza.
Il rapporto di minoranza non nega l’importanza del sostegno pubblico, chiede solo una cosa di buon senso: chiarezza, coerenza e responsabilità. Obiettivi concreti, indicatori di risultato, criteri trasparenti. E una governance unica, stabile, uguale per tutti.
Se seriamente ritenete che quello delle stazioni sciistiche è un compito pubblico allora abbiate il coraggio di trovare nuove forme: cantonalizzarle? Collaborazioni pubbliche-private? Non esistono solo i sussidi.
C’è anche un tema di metodo:
– se il credito serve per lo sport giovanile, che passi dallo sport.
– Se serve per il turismo, che passi dal turismo.
– Se serve per lo sviluppo economico, dal DFE.
Ma non tutto mescolato ogni quattro anni, come se bastasse cambiare la copertina di un dossier per risolvere i problemi.
Il futuro delle nostre stazioni non si costruisce con i contributi automatici, ma con modelli sostenibili, trasparenti e verificabili,
con regole uguali per tutti e obiettivi chiari.
Per questo, Avanti con Ticino & Lavoro sostiene il rapporto di minoranza.
Perché dire “sì” ai contributi non basta.Bisogna dire “sì” anche alla responsabilità, alla coerenza e a un uso sano, serio e giusto del denaro pubblico.
16 Settembre 2025 - 18:00 | 2025
Signor Presidente,
colleghe e colleghi,
questa mozione non parla di bilanci. Parla di democrazia. Di pluralità. Di qualità dell’informazione in Ticino.
Siamo un piccolo Cantone. Siamo una minoranza linguistica. Senza media locali la nostra voce semplicemente non si sente.
Il quadro è chiaro: il Giornale del Popolo ha chiuso. La Regione e il Corriere del Ticino hanno tagliato personale e risorse. In pochi anni le entrate pubblicitarie sono crollate del 30%. Nel frattempo, Google, Meta, TikTok portano via la fetta più grossa.
Non è un male in sé. Non ho nulla contro i social. L’informazione corretta è corretta ovunque, anche su Instagram o TikTok. Ma c’è una differenza: il giornalista professionista mette nome e cognome sotto quello che scrive. Ed è questa responsabilità che dovrebbe garantire qualità, verifica delle fonti, possibilità di rettifica. Se contestiamo una informazione, possiamo chiedere una rettifica. Possiamo chiedere conto. E questo fa la differenza in una democrazia.
Ecco perché non basta far sopravvivere i media. Dobbiamo aiutarli a fare la transizione. Parlare ai giovani e ai meno giovani. Usare linguaggi nuovi. Investire in digitale, formazione, innovazione. Da soli non ce la fanno: il nostro mercato è troppo piccolo per reggere la concorrenza globale.
Non si tratta di comprare i giornali. Né di condizionare le redazioni. Si tratta di creare le condizioni per permettere questa trasformazione. Altri Cantoni l’hanno capito e hanno introdotto misure mirate. Noi? Rischiamo di restare fermi mentre il mondo corre.
E non serve probabilmente nemmeno inventare nuove tasse. Possiamo usare strumenti già esistenti. I fondi Swisslos, che già sostengono cultura e società, possono essere messi a servizio di un bene pubblico fondamentale: l’informazione.
Colleghe e colleghi, senza media locali avremo meno informazione. Meno confronto. Meno partecipazione al dibattito.
Sostenere i media significa garantire ai cittadini un’informazione libera, verificata e responsabile. Significa accompagnare un settore cruciale in una transizione inevitabile. Significa difendere il diritto dei ticinesi a un giornalismo locale forte e indipendente.
Per questo vi chiedo di sostenere il rapporto di minoranza. Perché un’informazione forte, capace di innovare e di adattarsi, è la miglior garanzia per il futuro del Ticino.
15 Settembre 2025 - 18:00 | 2025
Gentile On. Consiglieri di Stato, Signor Presidente,
colleghe e colleghi,
oggi discutiamo di una misura che non riguarda numeri astratti, ma persone in carne e ossa. Persone sopra i cinquant’anni che in Ticino, quando perdono il lavoro, vivono un doppio svantaggio: da una parte l’età e dall’altra un mercato del lavoro che sappiamo essere fragile, fatto di salari bassi, concorrenza transfrontaliera e precarietà crescente.
Chi ha 50 anni si ritrova senza impiego non è davanti a una pausa di carriera, è davanti a un muro. Guardiamo i fatti: quando un cinquantenne perde il lavoro, le statistiche ci dicono che rientra più difficilmente e dopo periodi molto più lunghi. Non perché non abbia competenze, ma perché la sua età diventa un ostacolo, quasi un marchio. Sappiamo che più mesi si resta fermi, più aumenta il rischio di finire in assistenza, con costi umani e sociali altissimi.
L’assegno di inserimento professionale fino a 18 mesi non è un privilegio: è una necessità. In un mercato come quello ticinese, dove il ricollocamento è già difficile per tutti, agli over 50 serve più tempo. Senza questa misura, molti potrebbero rimanere fuori, senza prospettive.
E allora diciamolo chiaramente: restringere i 18 mesi solo a chi è già finito in assistenza è un errore politico, sociale ed economico.
È come aspettare che la casa bruci per chiamare i pompieri. Prevenire costa meno che curare. E costa meno non solo in termini finanziari, ma in termini di dignità, di salute, di coesione sociale.
Per questo, colleghe e colleghi, vi invito ad approvare con convinzione questa misura. Oggi abbiamo l’occasione di dare un messaggio forte: il Ticino non lascia indietro chi ha ancora molto da dare.