Gentile Presidente, On. Consiglieri di Stato, On. Consigliera di Stato,

Care colleghe, cari colleghi
l’analisi del consuntivo 2024 del DECS, dal punto di vista finanziario, ripropone – ancora una volta – problemi che non possiamo più considerare eccezioni. Sono diventati strutturali. Ricorrenti. Preoccupanti.

Lo scostamento tra preventivo e consuntivo è ormai sistematico. Anche quest’anno, il DECS ha superato le previsioni di spesa. E lo ha fatto con le solite motivazioni che sentiamo da anni: sottostima iniziale della massa salariale, trasformazione delle supplenze in incarichi, nuove esigenze scolastiche non pianificate.

Ora: se queste cause si ripetono anno dopo anno, non sono più imprevisti. Sono prevedibili. E quindi andavano preventivati.

Il fatto che il modello previsionale non venga corretto non è più solo un limite tecnico. È una responsabilità. Politica e gestionale.

Proprio perché questi scostamenti sono oramai ricorrenti è necessaria una vera spending review.

Il DECS gestisce un quarto del budget cantonale – oltre un miliardo di franchi. Eppure, non vediamo segnali di razionalizzazione.

Invece di rivedere i processi interni, si taglia dove è più facile: sulle attività più visibili e fragili.

Ricordo solo il grottesco aumento del prezzo delle merendine nel preventivo 2025. Se questa è la strategia di contenimento della spesa, siamo messi male.

E veniamo alla cultura.

Anche quest’anno, aumentano i contributi pubblici alle solite grandi fondazioni culturali. Con l’altra mano, però, si tagliano le attività scolastiche e didattiche rivolte ai giovani.

La giustificazione? Che si tratta di fondi Swisslos.

Come se quelli di Swisslos non fossero soldi pubblici.

E qui c’è un problema serio di equità e di trasparenza:

alcune istituzioni – sempre le stesse – ricevono milioni. Al contrario, molte realtà culturali radicate nel territorio, innovative, che fanno cultura dal basso, a contatto con le persone, non ricevono nemmeno le briciole.

A tutto questo si somma la gestione.

Un Dipartimento che ha in mano scuola, cultura, formazione e università dovrebbe essere un modello di rigore e competenza.

E invece continuiamo a vedere segnali di disorganizzazione e superficialità.

Dal licenziamento del docente della SPAI, alla sentenza che ha smentito le nomine nell’insegnamento medio superiore, fino al caso dei docenti formati e poi lasciati disoccupati. Persino stamattina, sui giornali, un nuovo pasticcio. L’ennesimo. E l’elenco, purtroppo, potrebbe continuare.

È chiaro che non possiamo più concedere cambiali in bianco al DECS, né sul piano finanziario, né su quello gestionale.

I cittadini chiedono chiarezza, vogliono responsabilità e pretendono rispetto per chi affida al Dipartimento la propria formazione e il proprio futuro.

Per queste ragioni, il nostro gruppo non sosterrà i conti del DECS.