Presidente, On. Consiglieri di Stato, care colleghe, cari colleghi,

Questa tassa è nata male e, se possibile, morirà ancora peggio.

Desidero chiarire sin da subito la nostra posizione: siamo fermamente favorevoli all’abolizione di questa tassa, e nel corso dell’intervento ne illustrerò le ragioni. Avremmo preferito il voto popolare, ma non possiamo votare contro un’idea che sosteniamo.

Senza ripercorrere l’intero iter, ben noto a quest’Aula, ricordiamo che questa tassa è stata concepita oltre dieci anni fa. In questo periodo, abbiamo assistito a cambiamenti sostanziali nella nostra realtà economica e sociale. Imporre oggi una tassa così gravosa, senza considerare questi mutamenti, né la stessa retromarcia del Consiglio di Stato, ci sembra non solo inappropriato, ma profondamente ingiusto.

Rifiutiamo l’idea di tasse che limitano la libertà dei cittadini nelle loro scelte personali. Non desideriamo uno Stato che imponga come ci si debba spostare, quale veicolo acquistare o che interferisca nelle scelte quotidiane dicendoci magari anche cosa dobbiamo mangiare. Se poi queste tasse diventano strumenti per alimentare esclusivamente le casse pubbliche, ci opponiamo con ancora maggiore determinazione.

In origine, la tassa di collegamento aveva due obiettivi dichiarati: ridurre il traffico veicolare e finanziare il trasporto pubblico. Tuttavia, oggi, a distanza di un decennio, vediamo che il governo stesso dichiara di voler rinunciare alla tassazione dei parcheggi dei negozi, poiché l’aumento del costo della vita potrebbe incentivare le famiglie a fare acquisti oltre confine. E ricordiamo che questo è stato uno dei cavalli di battaglia della precedente campagna. E quindi, alla fine chi finirà per pagare? Ancora una volta, saranno i lavoratori, coloro che, già oggi, devono affrontare un incremento delle spese quotidiane e condizioni lavorative in peggioramento.

Abbiamo già visto, in una sorta di “applicazione non ufficiale”, che le aziende hanno trasferito i costi della tassa sui dipendenti. Di conseguenza, parliamo di altri 1’000 franchi all’anno che andranno a gravare direttamente sulle tasche di chi lavora.

Vogliamo davvero continuare a penalizzare le persone che vanno a lavorare, costringendole a spendere di più per i mezzi pubblici o a sopportare tempi di percorrenza più lunghi? La nostra risposta è no. Questa misura non solo colpirà chi non ha alternative praticabili al trasporto privato, ma fallirà anche nell’affrontare efficacemente i problemi legati alla mobilità.

Se e quando il popolo sarà chiamato a esprimersi, la nostra posizione sarà inequivocabile: voteremo contro un’ennesima tassa che colpisce chi lavora e chi già fatica ad arrivare a fine mese in nome di ideali che appaiono sempre più distanti dalle vere priorità dei cittadini.