Signor Presidente, Onorevoli Consiglieri di Stato, care colleghe e cari colleghi,
come relatrice della Commissione economia e lavoro, è con profonda convinzione che sostengo l’iniziativa cantonale “Per una tutela delle neo mamme di figli adottati”. Questa proposta, lo ricordiamo chiede di parificare i diritti delle madri adottive a quelli delle madri biologiche in materia di protezione contro il licenziamento.
Questo atto rappresenta un passo avanti necessario e coerente con il percorso che questo Parlamento ha già intrapreso mostrando una sensibilità accresciuta verso il tema dell’adozione. Nel 2017 lo ricordiamo ha introdotto un’indennità di adozione della durata di 98 giorni per l’adozione di minori fino ai 18 anni; questa misura è stata riconfermata anche l’anno scorso, andando ben oltre alle due settimane introdotte a livello federale. Questo Cantone è stato pioniere in materia di protezione delle famiglie adottive; perché fermarsi ora?
Con questa nuova iniziativa, si chiede un ulteriore passo in avanti. Un passo in avanti che vuole eliminare una disparità che penalizza ingiustamente le madri adottive, che non godono ancora delle stesse tutele contro il licenziamento previste per le madri biologiche. Ma non devono esistere madri di serie A e madri di serie B.
Le ragioni a favore dell’iniziativa sono molte e le trovate nel rapporto. Qui ne riprendiamo solo alcune.
L’iniziativa risponde al bisogno di garantire una reale parità di trattamento tra tutte le madri, a prescindere e indipendentemente dal percorso attraverso il quale sono diventate madri. Ogni madre, sia biologica che adottiva, affronta sfide e responsabilità analoghe, e deve pertanto avere diritto alle stesse protezioni, sia per se stessa che per il bambino.
L’adozione, esattamente come la maternità biologica, richiede un periodo di adattamento e costruzione del legame madre-figlio che è fondamentale per lo sviluppo psicologico ed emotivo del bambino. Proteggere le madri adottive dal licenziamento durante questo periodo consente loro di concentrarsi su questo delicato processo, senza la preoccupazione costante di perdere il lavoro.
Molti paesi europei, tra cui l’Italia, la Francia, la Germania e la Spagna, già offrono a tutte e sottolineo tutte le madri le stesse tutele. Adottando questa iniziativa, anche la Svizzera si allineerebbe alle migliori pratiche internazionali, dimostrando il suo impegno nella promozione dei diritti delle famiglie e dell’uguaglianza di genere.
In aggiunta, la protezione dal licenziamento riduce significativamente lo stress per le madri adottive e questo contribuisce a un clima di serenità familiare e a un maggiore benessere per il bambino. Dall’altra parte, un ambiente lavorativo che tutela le madri promuove anche la produttività e la fedeltà dei dipendenti, riducendo il turnover e i costi aziendali.
Approvare questa iniziativa significherebbe confermare ancora una volta che ogni madre, indipendentemente dal suo percorso, merita il nostro rispetto e il nostro sostegno. Questa proposta rafforza l’impegno del nostro Paese verso una maggiore equità e una protezione per tutte le famiglie.
Famiglie che anche grazie alla sicurezza del lavoro potrebbero godere di maggior stabilità e serenità.
Infine, ma non di minore importanza, questa iniziativa cantonale sottolinea come la differente forma di maternità non deve diventare l’ennesima discriminazione sul posto di lavoro. Senza una protezione adeguata, le madri adottive potrebbero essere maggiormente vulnerabili a discriminazioni basate sul genere. Garantire una protezione dal licenziamento contribuisce nei fatti a promuovere l’uguaglianza di genere.
Non bisogna infine dimenticare l’impatto che questo genere di politiche pubbliche può avere sulla facilitazione di un percorso già complesso come quello legato all’adozione.
I costi necessari per avere tutti questi possibili effetti benefici? Nessuno. Quindi perché opporsi di principio?
Per quanto riguarda le possibilità che questa iniziativa possa avere successo a livello federale sono tanti i casi che dimostrano come le iniziative cantonali possano influenzare il dibattito nazionale. Un esempio significativo è l’iniziativa ticinese nata dalle parole di Angela Notari “Per un sostegno alle donne che subiscono un aborto spontaneo o una perdita perinatale”. Questa iniziativa dopo essere stata approvata dal nostro Gran Consiglio ha trovato accoglimento a livello federale, spingendo il Consiglio degli Stati a richiedere un esame approfondito della questione.
Anche nel caso dell’iniziativa per la protezione delle madri adottive di cui discutiamo quest’oggi, il tema è di grande attualità e rilevanza. Il Parlamento federale sta già affrontando dibattiti sulla conciliazione tra lavoro e famiglia, e questa proposta si inserisce perfettamente in questo contesto. Siamo fiduciosi che, con il sostegno di questo Parlamento e l’attenzione delle Camere federali, si possa ottenere un risultato positivo, portando a una vera e propria riforma a livello nazionale.
In conclusione, questa iniziativa rappresenta una naturale evoluzione del percorso di equità e giustizia sociale che il nostro Cantone ha già avviato molti anni fa. Essa risponde a una necessità reale e urgente di non avere mamme di serie A e mamme di serie B.
Chiedo quindi il vostro sostegno a questa proposta, affinché la Svizzera possa finalmente riconoscere i diritti delle madri adottive e compiere un passo concreto verso una maggiore giustizia per tutte le famiglie.
Nel mio rapporto ho citato decine di articoli scientifici a sostegno di questa iniziativa, ma forse le parole più significative sono quelle scritte oggi da un papà sulla Regione:
“Per fare un figlio biologico basta poco e nella maggior parte dei casi è un processo piacevole. Per adottarlo no. Lo devi, appunto, sentire, volere; non “accettare”, perché se hai un dubbio, come certi nostri amici, allora non cominci neppure […]
Mi si dirà: una diversità esiste. Concordo. Ci sono la ferita originaria, la questione delle radici, molti possibili perché e altrettante strade per raggiungerli, o anche solo per rincorrerli. Ma come genitore no, non c’è differenza nell’amare, accudire, temere e sperare.”
E allora anche noi oggi da questo Parlamento diamo un segnale chiaro che non ci sono mamme differenti, che non ci sono mamme di serie A e mamme di serie B.
