On. Signora Presidente, On. Consigliera e consiglieri di stato, colleghe e colleghi,
Ringrazio il collega Pamini per il suo intervento lucido che ha messo in evidenza elementi interessanti di riflessione che non riprenderò perché lo ha già fatto molto bene lui.
Oggi siamo qui a discutere di un problema che ci affligge come una ferita mai rimarginata.
Ogni decennio cerchiamo di tamponarla con un cerotto, ma essa continua inesorabilmente a sanguinare.
Il nostro sistema di pensione è un paziente malato che giace sul lettino operatorio. Invece di effettuare l’intervento che potrebbe salvarlo, ci limitiamo a somministrare cure palliative, alleviando temporaneamente il dolore ma ignorando così la necessità – e la possibilità – di somministrare una vera cura, una soluzione a lungo termine.
In questo senso, aumentiamo i contributi degli assicurati e dei datori di lavoro come se fossero antidolorifici temporanei, così come sono semplici atti auto consolatori le promesse vane sentite anche in quest’aula che tutti sappiamo già di non poter mantenere.
Noi di Avanti con Ticino&Lavoro diciamo basta a questo ciclo infinito di cure palliative. È tempo di intervenire con una terapia d’urto che possa risolvere una volta per tutte il problema. È inaccettabile che il problema venga rimandato decennio dopo decennio, lasciando i dipendenti pubblici e i loro familiari in uno stato di incertezza e stress.
Chiediamo al Consiglio di Stato di porre questa questione in cima all’agenda politica, con la giusta urgenza e importanza che merita. Altri cantoni sono riusciti a trattare e risolvere questioni simili, attraverso misure coraggiose e lungimiranti. Perché dovremmo essere da meno?
Colleghe e colleghi, c’è un aspetto ulteriore che vorremmo sottolineare e che riteniamo di cruciale importanza: ci troviamo ancora una volta di fronte al fatto compiuto, quasi come se fossimo ostaggi di una situazione creata ad arte per costringerci all’immobilismo.
È come se ci trovassimo in una stanza con le pareti che si chiudono su di noi; siamo posti di fronte al ricatto morale di dover accettare una soluzione parziale, una panacea di comodo, solo per evitare conseguenze ancora più nefaste.
Questa non è libertà di scelta, ma coercizione. È un’espressione di una fallita leadership che pare veramente aver fatto tutto il possibile per non trovare una soluzione duratura.
Il Gruppo Avanti con Ticino&Lavoro non accetta questa falsa dicotomia, questa illusione di scelta. Dobbiamo liberarci di questo falso dilemma e dare finalmente una soluzione definitiva e giusta a questa annosa questione.
Colleghe e colleghi, non possiamo più permetterci di prendere la strada di minor resistenza, scegliendo la soluzione meno dolorosa a breve termine, quella che meglio permette di tenere in considerazione i vari calendari elettorali, senza poi affrontare il vero problema.
Il prezzo da pagare sarà sempre più alto se non affrontiamo il problema ora. E, manco a dirlo, il prezzo lo pagheranno le cittadine e i cittadini.
Non si tratta solo di pensioni o contributi, ma della qualità di vita dei nostri cittadini e delle future generazioni. È una questione di responsabilità, di etica e, alla fine, di dignità. Non possiamo più permetterci di spazzare la polvere sotto il tappeto e fare finta che il problema non esista. Dobbiamo affrontarlo e risolverlo al più presto. Grazie per la vostra attenzione.
