Gentile Presidente, vice-presidenti, on. Consigliere di Stato, care colleghe e cari colleghi,

ci teniamo a portare alcune considerazioni sul tema in oggetto che chiede una spesa di 100 milioni di franchi. Non tanto sugli obiettivi che sono da noi condivisibili, quanto piuttosto sulle modalità per raggiungerli.

Si legge nella documentazione che il “Consiglio di Stato ritiene che le modalità di incentivazione […] rappresentino una base di ripartizione corretta degli importi a favore dell’utenza”.

Tuttavia, perché questa sia un’affermazione valida è necessario svolgere un’analisi sull’efficacia dei diversi incentivi per la transizione energetica. E dalla documentazione non parrebbe essere stata fatta.

In questi casi, bisogna capire se le misure proposte sono la maniera più efficace, efficiente ed equa per raggiungere gli obiettivi. A differenza di quanto succedeva fino a qualche anno fa con i primi crediti per incentivi energetici ed ambientali, ora questi studi vengono effettuati regolarmente e sono la base per le decisioni di queste politiche pubbliche.

È necessario fare delle analisi specifiche.

In effetti, confrontare gli incentivi tramite l’analisi costi-benefici consente di identificare le misure che garantiscono il massimo abbattimento delle emissioni di CO2 al minor costo, ottimizzando l’uso delle risorse pubbliche e quindi garantendo l’efficienza economica. Inoltre, dato che non tutte le tecnologie hanno lo stesso potenziale di riduzione delle emissioni o la stessa applicabilità, gli studi consentono di selezionare le politiche più efficaci per una determinata regione, evitando di sprecare fondi su misure poco rilevanti. Senza dimenticare che questi studi forniscono dati solidi per giustificare le decisioni di investimento, per minimizzare il rischio di fallimento e per capire quali fattori possono influenzarne l’efficacia (sensibilità della popolazione, campagne mirate,…).

Un altro punto che merita attenzione da parte nostra che però sembra mancare nel messaggio governativo e nel rapporto è il fatto che molte nazioni hanno iniziato a ridurre gli incentivi per la transizione energetica a causa di diversi fattori.

Il primo può essere quello della mancanza di risorse pubbliche e quindi della necessità di dare priorità ad altri settori. Scegliere tra educazione, sanità, infrastrutture o politiche energetiche è una realtà, purtroppo, anche in Svizzera. Le necessità di equilibrare le finanze della Confederazione nelle ultime settimane sono chiare.

In alcuni casi la scelta fatta dalle altre nazioni di ridurre questi aiuti finanziari è stata fatta perché l’introduzione di incentivi eccessivi ha distorto il mercato, creando una dipendenza dal sussidio piuttosto che una reale competitività. La riduzione degli incentivi mira a promuovere un’economia di mercato più sostenibile e orientata alla domanda.

O ancora, molte nazioni stanno spostando la loro attenzione su regolamenti, standard ambientali più rigorosi e altri meccanismi di mercato. Questi strumenti potrebbero essere considerati più efficienti e meno costosi rispetto ai sussidi diretti.

Di tutte queste considerazioni però sembrerebbe non esserci traccia.

Infine, leggiamo nella documentazione che il Consiglio di Stato non ha a disposizione statistiche precise sul totale dei costi medi per gli interventi in ambito energetico e che si stima che gli incentivi coprano mediamente il 15-20% dei costi. A tal proposito si invita l’esecutivo a fare in modo che l’ottenimento di incentivi sia vincolato a questo tipo di informazioni da raccogliere in maniera sistemica affinché nei prossimi crediti ci sia la possibilità monitorare dettagliatamente questi dati.

Per queste e altre ragioni sul metodo di procedere, ci asterremo dal sostenere questo credito.