Gentile Presidente, vice-presidenti, on. Consigliere di Stato, care colleghe e cari colleghi,
il tema della giustizia è vasto e complesso, e riconosciamo che non può essere esaurito in pochi minuti di dibattito. Tuttavia, desideriamo soffermarci su un punto cruciale che per noi di Avanti con Ticino&Lavoro merita particolare attenzione: il sistema giudiziario necessita di una riforma strutturale che garantisca l’indipendenza e l’autonomia totale, anche rispetto alle nomine. Indipendenza e autonomia che consentono anche di individuare chiari responsabili quando le cose non funzionano come oggi.
Dalle aziende parapubbliche alla giustizia, le nomine devono essere guidate esclusivamente dalla competenza e dal merito, e non dall’appartenenza politica.
Oggi, purtroppo, assistiamo a un sistema in cui le nomine sono il risultato di spartizioni partitiche, con conseguenze che tutti noi conosciamo fin troppo bene.
Il criterio della rappresentanza politica per riflettere le diverse sensibilità sociali nella selezione dei professionisti della giustizia è ormai superato. Tante sono le ragioni: pensiamo in primis al fatto che a dividersi la torta dei posti di lavoro sono i grandi partiti. Ma attenzione, che sia chiaro: noi non vogliamo né ora né in futuro una fetta di questa torta. Noi vogliamo che non ci sia nessuna torta da spartire; vogliamo, e lo ribadiamo, che sia la competenza e il merito ad attribuire i posti di lavoro. Ma anche se riuscissimo a credere in questa rappresentanza delle sensibilità della società, la chiave di riparto non tiene più. Dalla spartizione delle “sensibilità” sono esclusi tutti coloro che votano la scheda senza intestazione, coloro che scelgono di non votare o coloro che non hanno diritto di voto. Parte integrante della società.
È chiaro che il potere di selezionare i professionisti della giustizia non può più essere appannaggio della politica. Le proposte in votazione oggi, invece di mitigare questa situazione, rischiano di rafforzare ulteriormente il ruolo della politica nella selezione, conferendo alla Commissione Giustizia e Diritti il potere di decidere se e quali candidati sottoporre ad un assesment.
In un sistema democratico, l’indipendenza e l’autonomia della giustizia sono principi fondamentali e tali principi non possono essere garantiti se le nomine vengono decise da un partito politico. Un partito politico a cui poi, per consuetudine o tradizione, magari si deve versare una quota del proprio salario. Nella maggior parte dei Paesi questa prassi ha ben altro nome che consuetudine o tradizione.
Per queste ragioni, pur riconoscendone i limiti, siamo disposti a sostenere alcuni emendamenti proposti dal gruppo MPS, in particolare quelli relativi alla nomina dei magistrati tramite sorteggio e al divieto di versamento di contributi ai partiti.
Sebbene non consideriamo il sorteggio la soluzione ideale, lo riteniamo comunque un passo avanti rispetto all’attuale pratica di spartizione delle nomine tra i partiti storici.
