Gentile Presidente, On. Consiglieri di Stato,
Care colleghe e cari colleghi,

nel 2004 il debito pubblico del Cantone era poco meno di 1.4 miliardi. Nel 2024 supera i 2.6 miliardi. Quasi il doppio. Domanda semplice: i cittadini oggi sono più felici? Stanno meglio? Vivono in un Cantone che funziona meglio, che offre servizi più efficienti? No.

E allora la conclusione è semplice: non basta spendere soldi perché le cose vadano bene.

Bisogna spendere ogni centesimo con intelligenza, efficienza e parsimonia. E questo Cantone, da anni, non lo sta facendo.

Guardiamo il Consuntivo 2024: il disavanzo è più contenuto del previsto. Una notizia positiva, certo.

Il merito però è quasi esclusivo delle entrate fiscali superiori alle attese, non di una gestione oculata della spesa. Questo dimostra per chi ne avesse ancora bisogno, che se l’economia tiene, i cittadini e le imprese fanno la loro parte.

Ma non possiamo accontentarci di questo. Non basta dire “è andata meglio del previsto” perché il quadro resta quello di una finanza pubblica fragile e sbilanciata. E lo sarà ancora di più nei prossimi anni quando saremo chiamati a pagare la fattura di EFAS, della tassazione individuale, della possibile abolizione del valore locativo.

Per questo, da tempo, proponiamo di affidarci a un ufficio esterno, per avviare finalmente un processo serio di spending review. Uno sguardo professionale, indipendente, fuori dalle logiche dei dipartimenti e dei partiti. E ci avete sempre detto di no. Governo e Parlamento. Sempre.

La domanda ora è: quanti miliardi di debito dobbiamo ancora accumulare prima che vi rendiate conto che bisogna tagliare con le vecchie logiche?

Nessuno si taglia il ramo su cui è seduto. Men che meno la politica.

E allora diciamolo chiaramente: ci vuole coraggio. Il coraggio di uscire dalle abitudini, di mettere in discussione i meccanismi interni, di riorientare davvero la spesa pubblica.

Basta guardare indietro. E basta con i dogmi.

Basta con il lamento nostalgico sui regali ai ricchi. Basta col ritornello: “se non ci fossero stati i tagli…”. Sono passati quasi trent’anni dai primi sgravi fiscali.

Ma basta anche con il Decreto Morisoli. Il futuro non si costruisce col Decreto in mano, ma con una visione chiara, realistica, condivisa.

Chiudiamo con il passato. Guardiamo avanti.

Serve una nuova strategia, in cui non si taglia per tagliare, ma si sceglie dove investire e dove ridurre, con visione e responsabilità.

La situazione economica del ceto medio di questo Cantone ci dice una cosa chiara: non si possono aumentare le imposte per riequilibrare i conti, bisogna spendere meglio. E avere il coraggio di decidere. Non con le forbici alla cieca, ma con priorità chiare e trasparenti.

Avanti con Ticino&Lavoro è pronta a sostenere chi ha questo coraggio.

Perché non basta che qualcosa vada “meno peggio”. Serve che cominci ad andare bene, davvero.

Per quanto riguarda l’approvazione di questi conti daremo o meno la nostra adesione ai singoli Dipartimenti man mano.