Salario minimo | Avanti Ticino

Bellinzona, 18.11.2024
Gran Consiglio
Intervento: Moltiplicatore comunale differenziato

 

Gentile presidente, On. Consiglieri di Stato, Care colleghe, cari colleghi,

non vi nascondo che oggi sono un po’ emozionata nell’affrontare questo tema.

Nel 2013, promossi con i Verdi dell’amico Sergio Savoia l’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino” firmandola come proponente. Ero convinta dell’urgenza di introdurre un salario minimo per contrastare il calo salariale dovuto, tra l’altro, agli effetti della libera circolazione delle persone.

Il 14 giugno 2015, con grande sorpresa di molti scettici che l’avevano data per morta nella culla, il popolo approvò la proposta: una decisione storica. Oggi, oltre nove anni dopo, mi sembra doveroso ricordare coloro che si diedero molto da fare in quella lotta in particolare la qui presente collega Tamara Merlo che fu l’anima della raccolta firme e della campagna (Cara Tamara, ti ricordi il grande successo della manifestazione che abbiamo fatto in piazza a Lugano? C’erano ben dodici persone).

Nel 2019 in piena campagna elettorale, di fronte allo stallo politico sul salario minimo, proposi una soluzione pragmatica: un adeguamento graduale, poi adottato. Fui criticata dagli oppositori, intenti a screditare chi, come me, aveva sostenuto sin dall’inizio questa misura fondamentale e cercava di superare i blocchi con buon senso.

Ricordo quelle critiche perché mi permettono di sottolineare tre aspetti di metodo politico. La battaglia per il salario minimo, inclusa la sua definizione, è stata condotta con gradualismo, concretezza non ideologica e condivisione. Decisiva, a proposito di condivisione, fu la convergenza della Lega, che sostenne l’iniziativa in campagna elettorale contribuendo al successo alle urne.

Gradualismo, concretezza non ideologica e condivisione è il metodo che guida l’azione politica di Avanti con Ticino&Lavoro e che sta alla base delle mozioni presentate qualche mese fa sul lavoro. Come abbiamo sempre detto, per “Salvare il Lavoro in Ticino”, il salario minimo era un primo intervento importante ma tutt’altro che sufficiente.

La legge sul salario minimo ha determinato un aumento del 36% dei salari orari medi per i lavoratori precedentemente sotto la soglia minima. Ha avuto un impatto positivo anche sui lavoratori svizzeri, smentendo l’idea che favorisse i frontalieri. Inoltre, contrariamente alle previsioni dei detrattori non ha inciso negativamente sui salari più alti.

Naturalmente sosterremo l’adeguamento del salario minimo.

Ma il nostro mercato del lavoro necessita di numerosi correttivi e misure da implementare con urgenza. Per questo abbiamo presentato le nostre proposte, che vi invitiamo ad analizzare, migliorare e condividere. Esse affrontano temi cruciali, come le condizioni quadro – ad esempio, la tassazione dei redditi da lavoro, che rischia di diventare un disincentivo all’occupazione – e la formazione professionale,
con un focus sul miglioramento dell’apprendistato e un ripensamento del ruolo degli uffici regionali di collocamento.

Oggi si vota su un punto d’arrivo per il salario minimo, ma sarebbe bello che fosse il punto di svolta nella lotta per salvare il lavoro in Ticino.