Sussidio OFIMA | Avanti Ticino

Bellinzona, 19.11.2024
Gran Consiglio
Intervento: Sussidio OFIMA

 

Gentile Presidente, On. Consiglieri di Stato, Care colleghe e cari colleghi,

Purtroppo, anche oggi ci troviamo in questa aula a discutere una proposta che genera confusione e sconcerto nei cittadini.

Lo stabile amministrativo oggetto del possibile sussidio è stato introdotto dal Cantone nell’elenco dei beni culturali nel 2016, pochi anni or sono.

OFIMA (Officine Idroelettriche della Maggia) la società proprietaria ha presentato come suo diritto una domanda di sussidio per l’aggravio dei costi che tale limitazione comporta nella sua ristrutturazione.

Sembrerebbe che già nel 2019 l’Ufficio beni Culturali abbia proposto di sussidiare al 30% una parte dei lavori definendo un contributo di oltre 1 milione e mezzo.

E veniamo ai punti dolenti:

Il messaggio del governo è stato licenziato nel 2023, ben 4 anni dopo il parere dell’ufficio preposto. Non è tanto preoccupante il ritardo, quanto il fatto che il Consiglio di Stato non abbia ritenuto necessario aggiornare e approfondire questo dossier nonostante la situazione finanziaria del Paese richiederebbe una prudenza accresciuta nella valutazione delle spese.

Il lavoro di approfondimento è stato fatto dalla Commissione della gestione, che propone ora di ridurre di 1 milione il sussidio a OFIMA concedendole quindi 510’000 franchi. Le ragioni principali come è stato detto risiedono nell’analisi della “situazione economica del proprietario” (lett. c) art.9) decisamente positiva e nella riduzione del fondo globale quadriennale pianificato per questi interventi.

Da quanto scritto nel messaggio si parla di lavori urgenti da eseguire, eppure sembrerebbe che le opere siano già completate. Se così fosse, ciò impedirebbe al Cantone di attuare parte di quanto prescritto dalla legge come, per esempio, dall’articolo 10 che cita che nell’assegnare il contributo “il Consiglio di Stato può imporre condizioni ed oneri destinati, in particolare, a garantire la protezione, la valorizzazione e la fruizione pubblica del bene culturale protetto”.

In aggiunta si evidenzia anche la discordanza delle cifre sui costi supplementari generati dalle richieste di protezione stimate dall’ufficio dei beni culturali in 5 milioni di franchi a differenza dei proprietari che parlano “solo” di 4.4 milioni.

E concludiamo con l’aspetto forse più preoccupante: se nulla possiamo fare sul fatto che la nozione di patrimonio culturale si sia notevolmente modificata nel corso degli anni passando da un’idea di “opere aventi pregio d’antichità o d’arte”, a un’idea di beni culturali più ampia che comprende edifici civili e amministrativi, fabbriche, stabili ferroviari, manufatti stradali, ville e palazzine, giardini, molto invece possiamo e dobbiamo fare affinché casi del genere non avvengano più. Per questo a differenza della commissione che ritiene che la loro decisione “non vuole essere un’indicazione all’indirizzo alla Commissione che sta analizzando la nuova legge sui beni culturali” noi riteniamo che lo debba essere e anche molto chiara: la legge deve impedire che casi del genere accadano nuovamente.

Terminiamo dicendo che per tutte le ragioni elencate e per il fatto che trasparirebbe un mancata volontà di ripensare profondamente le leggi e lo stesso inventario dei beni protetti, Avanti con Ticino&Lavoro non sosterrà questo sussidio.