Bellinzona, 19.11.2024
Gran Consiglio
Intervento: Autogestione
Gentile Presidente, On. Consiglieri di Stato, Care colleghe e cari colleghi,
Avanti con Ticino&Lavoro intende sottolineare alcuni elementi che condivide presenti nel messaggio e nei rapporti.
Primo e forse principale è il concetto che la legalità è un prerequisito indispensabile della legittimazione pubblica. La legalità non è un concetto negoziabile: rappresenta la base su cui si fondano credibilità e autorevolezza delle istituzioni. Gli spazi autogestiti luganesi hanno storicamente evitato un inquadramento giuridico, scegliendo di operare senza regole condivise con lo Stato. Questo crea una frattura insanabile tra le aspettative della collettività e le richieste degli autogestiti, rendendo impossibile giustificare il sostegno pubblico senza compromettere la coerenza istituzionale.
In secondo luogo, segnaliamo che l’assenza di una controparte giuridicamente riconosciuta da parte degli autogestiti solleva diverse questioni critiche, tra queste l’impossibilità di attribuire responsabilità e un rischio per la sicurezza e l’ordine pubblico. Nel dettaglio senza un’entità giuridica con cui negoziare, eventuali controversie non possono essere risolte nei termini del diritto. Questo crea un vuoto di responsabilità che mina la trasparenza. Per quanto riguarda gli spazi autogestiti non regolamentati si segnala che possono attrarre attività non autorizzate, causando conflitti con le comunità circostanti. Questo aspetto non può essere ignorato, poiché il mantenimento dell’ordine pubblico è un obbligo primario dello Stato.
In questo senso, sottolineiamo che la percezione pubblica delle istituzioni dipende dalla loro capacità di applicare regole in modo equo. Concedere risorse pubbliche a una realtà che opera al di fuori della legalità creerebbe da una parte un precedente negativo che potrebbe portare altri gruppi a rivendicare spazi o risorse pubbliche con metodi simili. Dall’altra parte la collettività potrebbe percepire un doppio standard nel trattamento di diverse realtà, minando la credibilità del governo.
Fino ad ora, gli autogestiti del Luganese non hanno dimostrato volontà di intraprendere un percorso che includa rappresentanza formale e impegni giuridici. Questa chiusura blocca ogni tentativo di regolamentazione e impedisce di avanzare verso una soluzione costruttiva, a differenza delle altre esperienze svizzere (come la Rote Fabrik a Zurigo) che mostrano che la legalità non è un ostacolo al successo di progetti culturali autogestiti. Anzi, il riconoscimento giuridico e il rispetto delle norme hanno garantito la sostenibilità e l’accettazione sociale di questi modelli. L’autogestione del Luganese, invece, continua a rifiutare questi principi di base, rendendo fuorviante qualsiasi parallelismo con esperienze virtuose.
Concludendo per noi il rispetto della legalità non è solo una questione di principio, ma una condizione essenziale per garantire trasparenza, equità e pace sociale. Fintantoché non ci sarà questa premessa, non sosterremo iniziative di questo tipo. Oggi, quindi il nostro voto andrà al rapporto di minoranza.
